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Direttiva
2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2000 relativa a
taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in
particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («Direttiva sul
commercio elettronico»)
Gazzetta ufficiale n. L 178 del 17/07/2000 PAG. 0001 - 0016
Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
dell'8 giugno 2000
relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione,
in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno ("Direttiva
sul commercio elettronico")
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo
47, paragrafo 2, l'articolo 55 e l'articolo 95,
vista la proposta della Commissione(1)
visto il parere del Comitato economico e sociale(2)
deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3),
considerando quanto segue:
(1) L'Unione europea intende stabilire legami sempre più stretti tra gli Stati
ed i popoli europei, garantire il progresso economico e sociale. Secondo l'articolo
14, paragrafo 2, del trattato, il mercato interno implica uno spazio senza
frontiere interne, in cui sono garantiti la libera circolazione delle merci
e dei servizi, nonché il diritto di stabilimento. Lo sviluppo dei servizi
della società dell'informazione nello spazio senza frontiere interne è uno
strumento essenziale per eliminare le barriere che dividono i popoli europei.
(2) Lo sviluppo del commercio elettronico nella società dell'informazione
offre grandi opportunità per l'occupazione nella Comunità, in particolare
nelle piccole e medie imprese. Esso faciliterà la crescita delle imprese europee,
nonché gli investimenti nell'innovazione ed è tale da rafforzare la competitività
dell'industria europea a condizione che Internet sia accessibile a tutti.
(3) Il diritto comunitario e le caratteristiche dell'ordinamento giuridico
comunitario costituiscono una risorsa essenziale affinché i cittadini e gli
operatori europei possano usufruire appieno e al di là delle frontiere delle
opportunità offerte dal commercio elettronico. La presente direttiva si prefigge
pertanto di garantire un elevato livello di integrazione giuridica comunitaria
al fine di instaurare un vero e proprio spazio senza frontiere interne per
i servizi della società dell'informazione.
(4) È importante assicurare che il commercio elettronico possa beneficiare
pienamente del mercato interno e pertanto che venga raggiunto un alto livello
di integrazione comunitaria, come con la direttiva 89/552/CEE del Consiglio,
del 3 ottobre 1989, relativa al coordinamento di determinate disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti
l'esercizio delle attività televisive(4).
(5) Lo sviluppo dei servizi della società dell'informazione nella Comunità
è limitato da numerosi ostacoli giuridici al buon funzionamento del mercato
interno, tali da rendere meno attraente l'esercizio della libertà di stabilimento
e la libera circolazione dei servizi. Gli ostacoli derivano da divergenze
tra le normative nazionali, nonché dall'incertezza sul diritto nazionale applicabile
a tali servizi. In assenza di un coordinamento e adeguamento delle legislazioni
nei settori interessati, gli ostacoli possono essere giustificati secondo
la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. Non vi
è certezza del diritto sull'ampiezza del controllo che gli Stati membri possono
esercitare sui servizi provenienti da un altro Stato membro.
(6) È opportuno, tenendo conto degli obiettivi comunitari, degli articoli
43 e 49 del trattato e del diritto comunitario derivato, sopprimere tali ostacoli
coordinando determinati diritti nazionali e chiarendo a livello comunitario
una serie di concetti giuridici, nella misura necessaria al buon funzionamento
del mercato interno. La presente direttiva, riguardante solo alcune questioni
specifiche che creano problemi per il mercato interno, è del tutto coerente
con il rispetto del principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato.
(7) Per garantire la certezza del diritto e la fiducia dei consumatori, la
presente direttiva deve stabilire un quadro generale chiaro per taluni aspetti
giuridici del commercio elettronico nel mercato interno.
(8) La presente direttiva si prefigge di creare un quadro giuridico inteso
ad assicurare la libera circolazione dei servizi della società dell'informazione
tra gli Stati membri, e non di armonizzare il settore del diritto penale in
quanto tale.
(9) La libera circolazione dei servizi della società dell'informazione può
in numerosi casi riflettere specificamente nel diritto comunitario un principio
più generale, e cioè la libertà di espressione prevista all'articolo 10, paragrafo
1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali che è stata ratificata da tutti gli Stati membri. Per questo
motivo, le direttive che si riferiscono alla prestazione di servizi della
società dell'informazione devono assicurare che questa attività possa essere
svolta liberamente alle luce di tale articolo, sottoposta soltanto alle restrizioni
di cui al paragrafo 2 di tale articolo e all'articolo 46, paragrafo 1, del
trattato. La presente direttiva non è volta ad incidere sui principi e sulle
norme fondamentali nazionali in materia di libertà di espressione.
(10) In conformità con il principio di proporzionalità, le misure previste
dalla presente direttiva si limitano al minimo necessario per raggiungere
l'obiettivo del buon funzionamento del mercato interno. La presente direttiva,
nei casi in cui si deve intervenire a livello comunitario per far sì che lo
spazio interno sia veramente libero da frontiere per il commercio elettronico,
deve garantire un alto livello di tutela degli obiettivi di interesse generale,
come la protezione dei minori e della dignità umana, la tutela del consumatore
e della sanità pubblica. Secondo l'articolo 152 del trattato la tutela della
salute è una componente essenziale delle altre politiche della Comunità.
(11) Le presente direttiva lascia impregiudicato il livello di tutela, in
particolare, della sanità pubblica e dei consumatori garantito dagli strumenti
comunitari. Tra le altre la direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile
1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori(5),
e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio
1997, riguardante la protezione dei consumatori a distanza(6), costituiscono
un acquisizione essenziale per la tutela del consumatore in materia contrattuale
e devono continuare ad applicarsi integralmente ai servizi della società dell'informazione.
Fanno parte dell'acquis comunitario anche la direttiva 84/450/CEE del Consiglio,
del 10 settembre 1984, concernente la pubblicità ingannevole e comparativa(7),
la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa al ravvicinamento
delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati
membri in materia di credito al consumo(8), la direttiva 93/22/CEE del Consiglio,
del 10 maggio 1993, relativa ai servizi di investimento nel settore dei valori
mobiliari(9), la direttiva 90/314/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente
i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso"(10), la direttiva
98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa
alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti
offerti ai consumatori(11), la direttiva 92/59/CEE del Consiglio, del 29 giugno
1992, relativa alla sicurezza generale dei prodotti(12), la direttiva 94/47/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 1994, concernente la
tutela dell'acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi all'acquisizione
di un diritto di godimento a tempo parziale di beni immobili(13), la direttiva
98/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998, relativa
a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori(14), la
direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento
delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati
membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi(15), la
direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio
1999, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo(16),
la futura direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la
vendita a distanza di servizi finanziari ai consumatori e la direttiva 92/28/CE
del Consiglio, del 31 marzo 1992, concernente la pubblicità dei medicinali
per uso umano(17). La presente direttiva dovrebbe far salvo il disposto della
direttiva 98/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 1998,
sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
degli Stati membri in materia di pubblicità e di sponsorizzazione a favore
dei prodotti del tabacco(18), adottata nell'ambito del mercato interno, e
delle direttive sulla protezione della sanità pubblica. La presente direttiva
integra gli obblighi di informazione stabiliti dalle suddette direttive e,
in particolare, dalla direttiva 97/7/CE.
(12) È necessario escludere dal campo d'applicazione della presente direttiva
talune attività, dal momento che in questa fase la libera circolazione dei
servizi in tali ambiti non può essere garantita dal trattato o dal diritto
comunitario derivato in vigore. Questa esclusione deve far salvi gli eventuali
strumenti che possono rivelarsi necessari per il buon funzionamento del mercato
interno. La materia fiscale, soprattutto l'IVA che colpisce numerosi servizi
contemplati dalla presente direttiva, deve essere esclusa dal campo di applicazione
della presente direttiva.
(13) La presente direttiva non è volta a definire norme in materia di obblighi
fiscali. Né osta all'elaborazione di strumenti comunitari riguardanti gli
aspetti fiscali del commercio elettronico.
(14) La protezione dei singoli relativamente al trattamento dei dati personali
è disciplinata unicamente dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche
con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione
di tali dati(19), e dalla direttiva 97/66/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 dicembre 1997, sul trattamento dei dati personali e sulla
tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni(20), che sono
integralmente applicabili ai servizi della società dell'informazione. Dette
direttive già istituiscono un quadro giuridico comunitario nel campo della
protezione dei dati personali e pertanto non è necessario includere tale aspetto
nella presente direttiva per assicurare il buon funzionamento del mercato
interno, in particolare la libera circolazione dei dati personali tra gli
Stati membri. L'applicazione della presente direttiva deve essere pienamente
conforme ai principi relativi alla protezione dei dati personali, in particolare
per quanto riguarda le comunicazioni commerciali non richieste e il regime
di responsabilità per gli intermediari. La presente direttiva non può impedire
l'utilizzazione anonima di reti aperte quali Internet.
(15) La riservatezza delle comunicazioni è assicurata dall'articolo 5 della
direttiva 97/66/CE. In base a tale direttiva, gli Stati membri devono vietare
qualsiasi forma di intercettazione o di sorveglianza non legalmente autorizzata
di tali comunicazioni da parte di chi non sia il mittente o il destinatario.
(16) L'esclusione dei giochi d'azzardo dal campo d'applicazione della presente
direttiva riguarda soltanto i giochi di fortuna, le lotterie e le scommesse
che comportano una posta pecuniaria. Essa non riguarda le gare promozionali
o i giochi che hanno l'obiettivo di incoraggiare la vendita di beni o servizi
e in cui gli eventuali pagamenti servono unicamente ad acquisire i beni o
servizi promossi.
(17) La definizione di "servizi della società dell'informazione"
già esiste nel diritto comunitario, nella direttiva 98/34/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione
nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche(21), e nella direttiva
98/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 novembre 1998, sulla
tutela dei servizi ad accesso condizionato e dei servizi di accesso condizionato(22).
Tale definizione ricopre qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione,
a distanza, per via elettronica, mediante apparecchiature elettroniche di
elaborazione (compresa la compressione digitale) e di memorizzazione di dati,
e a richiesta individuale di un destinatario di servizi. I servizi di cui
all'elenco indicativo figurante nell'allegato V della direttiva 98/34/CE,
non essendo forniti attraverso sistemi elettronici di trattamento e memorizzazione
di dati, non sono compresi in tale definizione.
(18) I servizi della società dell'informazione abbracciano una vasta gamma
di attività economiche svolte in linea (on line). Tali attività possono consistere,
in particolare, nella vendita in linea di merci. Non sono contemplate attività
come la consegna delle merci in quanto tale o la prestazione di servizi non
in linea. Non sempre si tratta di servizi che portano a stipulare contratti
in linea ma anche di servizi non remunerati dal loro destinatario, nella misura
in cui costituiscono un'attività economica, come l'offerta di informazioni
o comunicazioni commerciali in linea o la fornitura di strumenti per la ricerca,
l'accesso e il reperimento di dati. I servizi della società dell'informazione
comprendono anche la trasmissione di informazioni mediante una rete di comunicazione,
la fornitura di accesso a una rete di comunicazione o lo stoccaggio di informazioni
fornite da un destinatario di servizi. La radiodiffusione televisiva, ai sensi
della direttiva 89/552/CEE, e la radiodiffusione sonora non sono servizi della
società dell'informazione perché non sono prestati a richiesta individuale.
I servizi trasmessi "da punto a punto", quali i servizi video a
richiesta o l'invio di comunicazioni commerciali per posta elettronica, sono
invece servizi della società dell'informazione. L'impiego della posta elettronica
o di altre comunicazioni individuali equivalenti, ad esempio, da parte di
persone fisiche che operano al di fuori della loro attività commerciale, imprenditoriale
o professionale, quand'anche usate per concludere contratti fra tali persone,
non costituisce un servizio della società dell'informazione. Le relazioni
contrattuali fra lavoratore e datore di lavoro non sostituiscono un servizio
della società dell'informazione. Le attività che, per loro stessa natura,
non possono essere esercitate a distanza o con mezzi elettronici, quali la
revisione dei conti delle società o le consulenze mediche che necessitano
di un esame fisico del paziente, non sono servizi della società dell'informazione.
(19) Il luogo di stabilimento del prestatore va determinato in base alla giurisprudenza
della Corte di giustizia delle Comunità europee, secondo la quale la nozione
di stabilimento implica l'esercizio effettivo di un'attività economica per
una durata di tempo indeterminata mediante l'insediamento in pianta stabile.
Tale condizione è soddisfatta anche nel caso in cui una società sia costituita
a tempo determinato. Il luogo di stabilimento, per le società che forniscono
servizi tramite siti Internet, non è là dove si trova la tecnologia di supporto
del sito né là dove esso è accessibile, bensì il luogo in cui tali società
esercitano la loro attività economica. Se uno stesso prestatore ha più luoghi
di stabilimento, è importante determinare da quale luogo di stabilimento è
prestato il servizio in questione. Nel caso in cui sia difficile determinare
da quale dei vari luoghi di stabilimento un determinato servizio è prestato,
tale luogo è quello in cui il prestatore ha il centro delle sue attività per
quanto concerne tale servizio specifico.
(20) La definizione di "destinatario di servizi" copre ogni tipo
di impiego dei servizi della società dell'informazione, sia da parte di persone
che forniscono informazioni su reti aperte quali Internet, sia da parte di
persone che cercano informazioni su Internet per motivi privati o professionali.
(21) Il campo d'applicazione dell'ambito regolamentato lascia impregiudicata
un'eventuale armonizzazione futura all'interno della Comunità dei servizi
della società dell'informazione e la futura legislazione adottata a livello
nazionale in conformità della normativa comunitaria. L'ambito regolamentato
comprende unicamente requisiti riguardanti le attività in linea, quali l'informazione
in linea, la pubblicità in linea, la vendita in linea, i contratti in linea,
e non comprende i requisiti legali degli Stati membri relativi alle merci,
quali le norme in materia di sicurezza, gli obblighi di etichettatura e la
responsabilità per le merci, o i requisiti degli Stati membri relativi alla
consegna o al trasporto delle merci, compresa la distribuzione di prodotti
medicinali. L'ambito regolamentato non comprende l'esercizio dei diritti di
prelazione su taluni beni, quali le opere d'arte, da parte delle autorità
pubbliche.
(22) Il controllo dei servizi della società dell'informazione deve essere
effettuato all'origine dell'attività, al fine di assicurare una protezione
efficace degli obiettivi di interesse pubblico, ed è pertanto necessario garantire
che l'autorità competente assicuri questa tutela non soltanto per i cittadini
del suo paese ma anche per tutti cittadini della Comunità. Per migliorare
la fiducia reciproca tra gli Stati membri, è indispensabile specificare chiaramente
questa responsabilità dello Stato membro in cui i servizi hanno origine. Inoltre,
per garantire efficacemente la libera circolazione dei servizi e la certezza
del diritto per i prestatori e i loro destinatari, questi servizi devono in
linea di principio essere sottoposti alla normativa dello Stato membro nel
quale il prestatore è stabilito.
(23) La presente direttiva non è volta a introdurre norme supplementari di
diritto internazionale privato sui conflitti di leggi, né tratta della competenza
degli organi giurisdizionali. Le disposizioni della legge applicabile in base
alle norme del diritto internazionale privato non limitano la libertà di fornire
servizi della società dell'informazione come stabilito dalla presente direttiva.
(24) Nel contesto della presente direttiva, nonostante il principio del controllo
alla fonte dei servizi della società dell'informazione, è legittimo, alle
condizioni stabilite dalla presente direttiva, che gli Stati membri adottino
misure per limitare la libera circolazione dei servizi della società dell'informazione.
(25) Le giurisdizioni nazionali, anche civili, chiamate a dirimere controversie
di diritto privato possono adottare provvedimenti per derogare alla libertà
di fornire servizi della società dell'informazione conformemente alle condizioni
stabilite nella presente direttiva.
(26) Gli Stati membri, conformemente alle condizioni stabilite nella presente
direttiva, possono applicare le rispettive norme nazionali di diritto penale
e di procedura penale al fine di adottare tutti i provvedimenti di carattere
investigativo, nonché di altro tipo, necessari per l'individuazione e il perseguimento
di reati penali, senza che vi sia la necessità di notificare alla Commissione
siffatti provvedimenti.
(27) La presente direttiva, unitamente alla futura direttiva del Parlamento
europeo e del Consiglio concernente la vendita a distanza di servizi finanziari
ai consumatori, contribuisce alla creazione di un quadro giuridico per la
fornitura di servizi finanziari in linea. La presente direttiva non pregiudica
future iniziative nel settore dei servizi finanziari, in particolare per quanto
riguarda l'armonizzazione delle regole di condotta in tale settore. La possibilità,
che la presente direttiva conferisce agli Stati membri, di limitare in determinate
circostanze la libertà di fornire servizi della società dell'informazione
al fine di tutelare i consumatori comprende anche misure nel settore dei servizi
finanziari, in particolare intese a tutelare gli investitori.
(28) L'obbligo degli Stati membri di non subordinare l'accesso all'attività
di prestatore di un servizio della società dell'informazione ad un'autorizzazione
preventiva non riguarda i servizi postali contemplati nella direttiva 97/67/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, concernente
le regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari
e il miglioramento della qualità del servizio(23), consistenti nella consegna
fisica di un messaggio di posta elettronica stampato, e lascia impregiudicati
i sistemi volontari di accreditamento, in particolare per i prestatori di
servizi di certificazione della firma elettronica.
(29) Le comunicazioni commerciali sono essenziali per il finanziamento dei
servizi della società dell'informazione e per lo sviluppo di un'ampia gamma
di nuovi servizi gratuiti. Nell'interesse dei consumatori e della correttezza
delle operazioni, le comunicazioni commerciali, come gli sconti, le offerte
e i giochi promozionali, devono ottemperare a numerosi obblighi di trasparenza.
L'applicazione di tali obblighi deve far salvo il disposto della direttiva
97/7/CE. La presente direttiva deve parimenti far salvo il disposto delle
direttive vigenti relative alle comunicazioni commerciali, in particolare
la direttiva 98/43/CE.
(30) L'invio per posta elettronica di comunicazioni commerciali non sollecitate
può risultare inopportuno per i consumatori e per i fornitori di servizi della
società dell'informazione e perturbare il buon funzionamento delle reti interattive.
La questione del consenso dei destinatari di talune forme di comunicazione
commerciale non sollecitata non è disciplinata dalla presente direttiva bensì,
in particolare, dalla direttiva 97/7/CE e dalla direttiva 97/66/CE. Negli
Stati membri che autorizzano l'invio per posta elettronica di comunicazioni
commerciali non sollecitate dovrebbero essere incoraggiate e agevolate appropriate
iniziative di filtraggio da parte delle imprese del settore. Inoltre, le comunicazioni
commerciali non sollecitate devono in ogni caso essere chiaramente identificabili
in quanto tali al fine di promuovere la trasparenza ed agevolare il funzionamento
di tali iniziative. L'invio per posta elettronica di comunicazioni commerciali
non sollecitate non dovrebbe dar luogo a costi supplementari di comunicazione
per il destinatario.
(31) Gli Stati membri che consentono l'invio per via elettronica, da parte
di prestatori stabiliti nel loro territorio, di comunicazioni commerciali
non sollecitate senza previo consenso del destinatario devono garantire che
i prestatori consultino periodicamente e rispettino i registri negativi in
cui possono iscriversi le persone fisiche che non desiderano ricevere tali
comunicazioni commerciali.
(32) Per sopprimere gli ostacoli allo sviluppo dei servizi transnazionali
nella Comunità che possono essere offerti dalle professioni regolamentate
su Internet, è necessario garantire il rispetto a livello comunitario delle
regole professionali, in particolare quelle a tutela dei consumatori o della
sanità pubblica. I codici di condotta a livello comunitario sono lo strumento
privilegiato per enunciare le regole deontologiche sulla comunicazione commerciale.
Occorre incoraggiare la loro elaborazione, o il loro eventuale aggiornamento,
fatta salva l'autonomia delle organizzazioni e associazioni professionali.
(33) La presente direttiva integra il diritto comunitario e il diritto nazionale
per quanto riguarda le professioni regolamentate mantenendo una serie coerente
di norme applicabili in questo campo.
(34) Gli Stati membri dovrebbero adeguare le parti della propria legislazione
relative soprattutto ai requisiti di forma che potrebbero ostacolare il ricorso
ai contratti per via elettronica. L'esame delle legislazioni che richiedono
tale adeguamento dovrebbe essere sistematico e comprendere tutte le fasi e
gli atti necessari alla formazione del contratto, compresa l'archiviazione
del medesimo. Il risultato di tale adeguamento dovrebbe rendere possibili
i contratti per via elettronica. L'effetto giuridico delle firme elettroniche
è disciplinato dalla direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 13 dicembre 1999, relativa a regole comunitarie sulle firme elettroniche(24).
La ricevuta di ritorno di un prestatore può essere costituita dalla prestazione
su rete di un servizio remunerato.
(35) La presente direttiva non pregiudica le possibilità per gli Stati membri
di mantenere o definire per i contratti requisiti generali o specifici che
possono essere soddisfatti con strumenti elettronici, in particolare i requisiti
relativi alle firme elettroniche sicure.
(36) Gli Stati membri possono mantenere restrizioni all'uso di contratti elettronici
relativamente ai contratti che richiedono l'intervento di organi giurisdizionali,
pubblici poteri o professioni che esercitano pubblici poteri. Tale possibilità
riguarda anche i contratti che richiedono per legge l'intervento di organi
giurisdizionali, pubblici poteri o professioni che esercitano pubblici poteri
al fine di avere effetto nei confronti di terzi. Nonché i contratti che richiedono
per legge la certificazione o l'attestazione di un notaio.
(37) L'obbligo degli Stati membri di abolire gli ostacoli all'uso di contratti
elettronici riguarda unicamente gli ostacoli risultanti da norme giuridiche
e non gli ostacoli pratici dovuti all'impossibilità di utilizzare strumenti
elettronici in determinati casi.
(38) Gli Stati membri ottemperano all'obbligo di abolire gli ostacoli all'uso
di contratti elettronici in conformità delle norme giuridiche in materia di
contratti sanciti dal diritto comunitario.
(39) Le deroghe alle disposizioni relative ai conclusi esclusivamente mediante
posta elettronica o altre comunicazioni individuali equivalenti previste dalla
presente direttiva, in materia di informazioni da fornire e inoltre di ordini,
non dovrebbero consentire di eludere tali disposizioni da parte dei prestatori
dei servizi della società dell'informazione.
(40) Le attuali o emergenti divergenze tra le normative e le giurisprudenze
nazionali, nel campo della responsabilità dei prestatori di servizi che agiscono
come intermediari, impediscono il buon funzionamento del mercato interno,
soprattutto ostacolando lo sviluppo dei servizi transnazionali e introducendo
distorsioni della concorrenza. In taluni casi, i prestatori di servizi hanno
il dovere di agire per evitare o per porre fine alle attività illegali. La
presente direttiva dovrebbe costituire la base adeguata per elaborare sistemi
rapidi e affidabili idonei a rimuovere le informazioni illecite e disabilitare
l'accesso alle medesime. Tali sistemi potrebbero essere concordati tra tutte
le parti interessate e andrebbero incoraggiati dagli Stati membri. È nell'interesse
di tutte le parti attive nella prestazione di servizi della società dell'informazione
istituire e applicare tali sistemi. Le disposizioni dalla presente direttiva
sulla responsabilità non dovrebbero impedire ai vari interessati di sviluppare
e usare effettivamente sistemi tecnici di protezione e di identificazione,
nonché strumenti tecnici di sorveglianza resi possibili dalla tecnologia digitale,
entro i limiti fissati dalle direttive 95/46/CE e 97/66/CE.
(41) La direttiva rappresenta un equilibrio tra i vari interessi in gioco
e istituisce principi su cui possono essere basati gli accordi e gli standard
delle imprese del settore.
(42) Le deroghe alla responsabilità stabilita nella presente direttiva riguardano
esclusivamente il caso in cui l'attività di prestatore di servizi della società
dell'informazione si limiti al processo tecnico di attivare e fornire accesso
ad una rete di comunicazione sulla quale sono trasmesse o temporaneamente
memorizzate le informazioni messe a disposizione da terzi al solo scopo di
rendere più efficiente la trasmissione. Siffatta attività è di ordine meramente
tecnico, automatico e passivo, il che implica che il prestatore di servizi
della società dell'informazione non conosce né controlla le informazioni trasmesse
o memorizzate.
(43) Un prestatore può beneficiare delle deroghe previste per il semplice
trasporto ("mere conduit") e per la memorizzazione temporanea detta
"caching" se non è in alcun modo coinvolto nell'informazione trasmessa.
A tal fine è, tra l'altro, necessario che egli non modifichi l'informazione
che trasmette. Tale requisito non pregiudica le manipolazioni di carattere
tecnico effettuate nel corso della trasmissione in quanto esse non alterano
l'integrità dell'informazione contenuta nella trasmissione.
(44) Il prestatore che deliberatamente collabori con un destinatario del suo
servizio al fine di commettere atti illeciti non si limita alle attività di
semplice trasporto ("mere conduit") e di "caching" e non
può pertanto beneficiare delle deroghe in materia di responsabilità previste
per tali attività.
(45) Le limitazioni alla responsabilità dei prestatori intermedi previste
nella presente direttiva lasciano impregiudicata la possibilità di azioni
inibitorie di altro tipo. Siffatte azioni inibitorie possono, in particolare,
essere ordinanze di organi giurisdizionali o autorità amministrative che obbligano
a porre fine a una violazione o impedirla, anche con la rimozione dell'informazione
illecita o la disabilitazione dell'accesso alla medesima.
(46) Per godere di una limitazione della responsabilità, il prestatore di
un servizio della società dell'informazione consistente nella memorizzazione
di informazioni deve agire immediatamente per rimuovere le informazioni o
per disabilitare l'accesso alle medesime non appena sia informato o si renda
conto delle attività illecite. La rimozione delle informazioni o la disabilitazione
dell'accesso alle medesime devono essere effettuate nel rispetto del principio
della libertà di espressione e delle procedure all'uopo previste a livello
nazionale. La presente direttiva non pregiudica la possibilità per gli Stati
membri di stabilire obblighi specifici da soddisfare sollecitamente prima
della rimozione delle informazioni o della disabilitazione dell'accesso alle
medesime.
(47) Gli Stati membri non possono imporre ai prestatori un obbligo di sorveglianza
di carattere generale. Tale disposizione non riguarda gli obblighi di sorveglianza
in casi specifici e, in particolare, lascia impregiudicate le ordinanze emesse
dalle autorità nazionali secondo le rispettive legislazioni.
(48) La presente direttiva non pregiudica la possibilità per gli Stati membri
di chiedere ai prestatori di servizi, che detengono informazioni fornite dai
destinatari del loro servizio, di adempiere al dovere di diligenza che è ragionevole
attendersi da loro ed è previsto dal diritto nazionale, al fine di individuare
e prevenire taluni tipi di attività illecite.
(49) Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano l'elaborazione di codici
di condotta; ciò lascia impregiudicati il carattere volontario di siffatti
codici e la possibilità per le parti interessate di decidere liberamente se
aderirvi.
(50) È importante che la proposta di direttiva sull'armonizzazione di taluni
aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione
e la presente direttiva entrino in vigore secondo un calendario simile, per
creare un quadro normativo chiaro a livello comunitario sulla responsabilità
degli intermediari per le violazioni dei diritti d'autore e dei diritti connessi.
(51) Ogni Stato membro dovrebbe adeguare, se necessario, le parti della propria
legislazione che possono ostacolare l'uso, attraverso le vie elettroniche
appropriate, degli strumenti di composizione extragiudiziale delle controversie.
Il risultato di tale adeguamento deve rendere realmente ed effettivamente
possibile, di fatto e di diritto, il funzionamento di tali strumenti, anche
in situazioni transfrontaliere.
(52) L'esercizio effettivo delle libertà del mercato interno rende necessario
garantire alle vittime un accesso efficace alla soluzione delle controversie.
I danni che possono verificarsi nell'ambito dei servizi della società dell'informazione
sono caratterizzati sia dalla loro rapidità che dalla loro estensione geografica.
Stante questa peculiarità, oltre che la necessità di vigilare affinché le
autorità nazionali non rimettano in questione la fiducia che esse dovrebbero
reciprocamente avere, la presente direttiva dispone che gli Stati membri garantiscano
la possibilità di azioni giudiziarie appropriate. Gli Stati membri dovrebbero
esaminare la necessità di dare accesso ai procedimenti giudiziari mediante
appropriati strumenti elettronici.
(53) La direttiva 98/27/CE, applicabile ai servizi della società dell'informazione,
prevede un meccanismo relativo a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi
collettivi dei consumatori. Tale meccanismo contribuirà alla libera circolazione
dei servizi della società dell'informazione garantendo un livello elevato
di tutela dei consumatori.
(54) Le sanzioni previste nella presente direttiva lasciano impregiudicati
le altre sanzioni o mezzi di tutela previsti dal diritto nazionale. Gli Stati
membri non sono tenuti a prevedere sanzioni di tipo penale per la violazione
delle disposizioni nazionali adottate in attuazione della presente direttiva.
(55) La presente direttiva non pregiudica la legge applicabile alle obbligazioni
contrattuali riguardanti i contratti conclusi dai consumatori. Pertanto la
presente direttiva non può avere l'effetto di privare il consumatore della
tutela di cui gode in virtù di norme obbligatorie in materia di obbligazioni
contrattuali previste dalla legge dello Stato membro in cui ha la residenza
abituale.
(56) Per quanto riguarda la deroga prevista dalla presente direttiva per le
obbligazioni derivanti da contratti conclusi dai consumatori, queste devono
essere interpretate come inclusive delle informazioni sugli elementi essenziali
del contenuto del contratto, compresi i diritti dei consumatori, che influiscono
in modo determinante sulla decisione di sottoscriverlo.
(57) La Corte di giustizia ha costantemente affermato che uno Stato membro
ha il diritto di adottare provvedimenti contro il prestatore di servizi stabilito
in un altro Stato membro che indirizzi tutta la sua attività o la maggior
parte di essa verso il territorio del primo Stato membro nel caso in cui il
luogo di stabilimento sia stato scelto al fine di eludere la legge che si
sarebbe applicata al prestatore se questi fosse stato stabilito nel territorio
del primo Stato membro.
(58) La presente direttiva non deve applicarsi ai servizi di prestatori stabiliti
in un paese terzo. Tuttavia, data la dimensione globale del commercio elettronico,
è opportuno garantire la coerenza della normativa comunitaria con quella internazionale.
La presente direttiva deve far salvi i risultati delle discussioni sugli aspetti
giuridici in corso presso le organizzazioni internazionali (tra le altre,
OMC, OCSE, Uncitral).
(59) Nonostante la natura globale delle comunicazioni elettroniche, il coordinamento
delle misure nazionali di regolamentazione a livello di Unione europea è necessario
per evitare la frammentazione del mercato interno e per istituire un idoneo
quadro normativo europeo. Tale coordinamento contribuirebbe anche a creare
una forte posizione comune di negoziato nelle sedi internazionali.
(60) Per assicurare uno sviluppo senza ostacoli del commercio elettronico,
il quadro giuridico deve essere chiaro e semplice, prevedibile e coerente
con le regole vigenti a livello internazionale, in modo da non pregiudicare
la competitività dell'industria europea e da non ostacolare l'innovazione
nel settore.
(61) Il funzionamento effettivo del mercato per via elettronica in un contesto
di mondializzazione esige la concertazione tra l'Unione europea e le principali
aree non europee al fine di rendere compatibili il diritto e le procedure.
(62) Andrebbe rafforzata la cooperazione nel campo del commercio elettronico
con paesi terzi, in particolare con i paesi candidati all'adesione, con i
paesi in via di sviluppo e con gli altri partner commerciali dell'Unione europea.
(63) L'adozione della presente direttiva non dovrebbe impedire agli Stati
membri di tener conto delle varie implicazioni socioculturali inerenti all'avvento
della società dell'informazione, in particolare non dovrebbe ostacolare le
misure che gli Stati membri potrebbero adottare conformemente al diritto comunitario
per raggiungere obiettivi sociali, culturali e democratici, tenuto conto delle
loro diversità linguistiche, delle specificità nazionali e regionali e del
loro patrimonio culturale, nonché per garantire e mantenere l'accesso del
pubblico alla più ampia gamma possibile di servizi della società dell'informazione.
Lo sviluppo della società dell'informazione deve garantire in ogni caso l'accesso
dei cittadini europei al patrimonio culturale europeo fornito in ambiente
digitale.
(64) La comunicazione elettronica offre agli Stati membri uno strumento eccellente
per fornire servizi pubblici nei settori culturale, dell'instruzione e linguistico.
(65) Il Consiglio, nella risoluzione del 19 gennaio 1999 sulla dimensione
del consumo della società dell'informazione(25), ha sottolineato che la tutela
dei consumatori merita particolare attenzione nell'ambito di quest'ultima.
La Commissione studierà se e in che misura le norme vigenti a tutela dei consumatori
non forniscono adeguata tutela rispetto alla società dell'informazione e identificherà,
se necessario, possibili lacune normative e gli aspetti per i quali potrebbero
essere necessarie misure aggiuntive. La Commissione dovrebbe formulare, se
necessario, ulteriori specifiche proposte per colmare le lacune così individuate,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
Obiettivi e campo d'applicazione
1. La presente direttiva mira a contribuire al buon funzionamento del mercato
garantendo la libera circolazione dei servizi della società dell'informazione
tra Stati membri.
2. La presente direttiva ravvicina, nella misura necessaria alla realizzazione
dell'obiettivo di cui al paragrafo 1, talune norme nazionali sui servizi della
società dell'informazione che interessano il mercato interno, lo stabilimento
dei prestatori, le comunicazioni commerciali, i contratti per via elettronica,
la responsabilità degli intermediari, i codici di condotta, la composizione
extragiudiziaria delle controversie, i ricorsi giurisdizionali e la cooperazione
tra Stati membri.
3. La presente direttiva completa il diritto comunitario relativo ai servizi
della società dell'informazione facendo salvo il livello di tutela, in particolare,
della sanità pubblica e dei consumatori, garantito dagli strumenti comunitari
e dalla legislazione nazionale di attuazione nella misura in cui esso non
limita la libertà di fornire servizi della società dell'informazione.
4. La presente direttiva non introduce norme supplementari di diritto internazionale
privato, né tratta delle competenze degli organi giurisdizionali.
5. La presente direttiva non si applica:
a) al settore tributario,
b) alle questioni relative ai servizi della società dell'informazione oggetto
delle direttive 95/46/CE e 97/66/CE,
c) alle questioni relative a accordi o pratiche disciplinati dal diritto delle
intese,
d) alle seguenti attività dei servizi della società dell'informazione:
- le attività dei notai o di altre professioni equivalenti, nella misura in
cui implicano un nesso diretto e specifico con l'esercizio dei pubblici poteri;
- la rappresentanza e la difesa processuali;
- i giochi d'azzardo che implicano una posta pecuniaria in giochi di fortuna,
comprese le lotterie e le scommesse.
6. La presente direttiva lascia impregiudicate le misure adottate a livello
comunitario, o nazionale nel rispetto del diritto comunitario, per promuovere
la diversità linguistica e culturale e garantire la salvaguardia del pluralismo.
Articolo 2
Definizioni
Ai fini della presente direttiva valgono le seguenti definizioni:
a) "servizi della società dell'informazione": i servizi ai sensi
dell'articolo 1, punto 2, della direttiva 98/34/CE, come modificata dalla
direttiva 98/48/CE;
b) "prestatore": la persona fisica o giuridica che presta un servizio
della società dell'informazione;
c) "prestatore stabilito": il prestatore che esercita effettivamente
e a tempo indeterminato un'attività economica mediante un'installazione stabile.
La presenza e l'uso dei mezzi tecnici e delle tecnologie necessarie per prestare
un servizio non costituiscono di per sé uno stabilimento del prestatore;
d) "destinatario del servizio": la persona fisica o giuridica che,
a scopi professionali e non, utilizza un servizio della società dell'informazione,
in particolare per ricercare o rendere accessibili delle informazioni;
e) "consumatore": qualsiasi persona fisica che agisca a fini che
non rientrano nella sua attività commerciale, imprenditoriale o professionale;
f) "comunicazioni commerciali": tutte le forme di comunicazione
destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni, servizi o l'immagine
di un'impresa, di un'organizzazione o di una persona che esercita un'attività
commerciale, industriale, artigianale o una libera professione. Non sono di
per sé comunicazioni commerciali:
- le indicazioni necessarie per accedere direttamente all'attività di tale
impresa, organizzazione o persona, come un nome di dominio ("domain name")
o un indirizzo di posta elettronica,
- le comunicazioni relative a beni, servizi o all'immagine di tale impresa,
organizzazione o persona elaborate in modo da essa indipendente, in particolare
se a titolo gratuito;
g) "professione regolamentata": professione ai sensi dell'articolo
1, lettera d), della direttiva 89/48/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988,
relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione
superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di
tre anni(26), o dell'articolo 1, lettera f), della direttiva 92/51/CEE del
Consiglio, del 18 giugno 1992, relativa ad un secondo sistema generale di
riconoscimento della formazione professionale, che integra la direttiva 89/48/CEE(27);
h) "ambito regolamentato": le prescrizioni degli ordinamenti degli
Stati membri e applicabili ai prestatori di servizi della società dell'informazione
o ai servizi della società dell'informazione, indipendentemente dal fatto
che siano di carattere generale o loro specificamente destinati.
i) l'ambito regolamentato riguarda le prescrizioni che il prestatore deve
soddisfare per quanto concerne:
- l'accesso all'attività di servizi della società dell'informazione, quali
ad esempio le prescrizioni riguardanti le qualifiche e i regimi di autorizzazione
o notifica;
- l'esercizio dell'attività di servizi della società dell'informazione, quali
ad esempio le prescrizioni riguardanti il comportamento del prestatore, la
qualità o i contenuti del servizio, comprese le prescrizioni applicabili alla
pubblicità e ai contratti, oppure la responsabilità del prestatore;
ii) l'ambito regolamentato non comprende le norme su:
- le merci in quanto tali,
- la consegna delle merci,
- i servizi non prestati per via elettronica.
Articolo 3
Mercato interno
1. Ogni Stato membro provvede affinché i servizi della società dell'informazione,
forniti da un prestatore stabilito nel suo territorio, rispettino le disposizioni
nazionali vigenti in detto Stato membro nell'ambito regolamentato.
2. Gli Stati membri non possono, per motivi che rientrano nell'ambito regolamentato,
limitare la libera circolazione dei servizi società dell'informazione provenienti
da un altro Stato membro.
3. I paragrafi 1 e 2 non si applicano ai settori di cui all'allegato.
4. Gli Stati membri possono adottare provvedimenti in deroga al paragrafo
2, per quanto concerne un determinato servizio della società dell'informazione,
in presenza delle seguenti condizioni:
a) i provvedimenti sono:
i) necessari per una delle seguenti ragioni:
- ordine pubblico, in particolare per l'opera di prevenzione, investigazione
individuazione e perseguimento in materie penali, quali la tutela dei minori
e la lotta contro l'incitamento all'odio razziale, sessuale, religioso o etnico,
nonché violazioni della dignità umana della persona;
- tutela della sanità pubblica;
- pubblica sicurezza, compresa la salvaguardia della sicurezza, e della difesa
nazionale;
- tutela dei consumatori, ivi compresi gli investitori;
ii) relativi a un determinato servizio della società dell'informazione lesivo
degli obiettivi di cui al punto i) o che costituisca un rischio serio e grave
di pregiudizio a tali obiettivi;
iii) proporzionati a tali obiettivi;
b) prima di adottare i provvedimenti in questione e fatti salvi i procedimenti
giudiziari, anche istruttori, e gli atti compiuti nell'ambito di un'indagine
penale, lo Stato membro ha:
- chiesto allo Stato membro di cui al paragrafo 1 di prendere provvedimenti
e questo non li ha presi o essi non erano adeguati;
- notificato alla Commissione e allo Stato membro di cui al paragrafo 1 la
sua intenzione di prendere tali provvedimenti.
5. In caso di urgenza, gli Stati membri possono derogare alle condizioni di
cui al paragrafo 4, lettera b). I provvedimenti vanno allora notificati al
più presto alla Commissione e allo Stato membro di cui al paragrafo 1, insieme
ai motivi dell'urgenza.
6. Salva la possibilità degli Stati membri di procedere con i provvedimenti
in questione, la Commissione verifica con la massima rapidità la compatibilità
dei provvedimenti notificati con il diritto comunitario; nel caso in cui giunga
alla conclusione che i provvedimenti sono incompatibili con il diritto comunitario,
la Commissione chiede allo Stato membro in questione di astenersi dall'adottarli
o di revocarli con urgenza.
CAPO II
PRINCIPI
Sezione 1: Regime di stabilimento e di informazione
Articolo 4
Principio dell'assenza di autorizzazione preventiva
1. Gli Stati membri garantiscono che l'accesso all'attività di un prestatore
di un servizio della società dell'informazione ed il suo esercizio non siano
soggetti ad autorizzazione preventiva o ad altri requisiti di effetto equivalente.
2. Il paragrafo 1 fa salvi i sistemi di autorizzazione che non riguardano
specificatamente ed esclusivamente i servizi della società dell'informazione,
o i sistemi di cui alla direttiva 97/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 10 aprile 1997, relativa ad una disciplina comune in materia di autorizzazioni
generali e di licenze individuali nel settore dei servizi di telecomunicazione(28).
Articolo 5
Informazioni generali da fornire
1. Oltre agli altri obblighi di informazione previsti dal diritto comunitario,
gli Stati membri provvedono affinché il prestatore renda facilmente accessibili
in modo diretto e permanente ai destinatari del servizio e alle competenti
autorità almeno le seguenti informazioni:
a) il nome del prestatore;
b) l'indirizzo geografico dove il prestatore è stabilito;
c) gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di
comunicare direttamente ed efficacemente con lui, compreso l'indirizzo di
posta elettronica;
d) qualora il prestatore sia iscritto in un registro del commercio o analogo
pubblico registro, il registro presso il quale è iscritto ed il relativo numero
di immatricolazione o mezzo equivalente di identificazione contemplato nel
detto registro;
e) qualora un'attività sia soggetta ad autorizzazione, gli estremi della competente
autorità di controllo;
f) per quanto riguarda le professioni regolamentate:
- l'ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il fornitore sia
iscritto;
- il titolo professionale e lo Stato membro in cui è stato rilasciato;
- un riferimento alle norme professionali vigenti nello Stato membro di stabilimento
nonché le modalità di accesso alle medesime;
g) se il prestatore esercita un'attività soggetta ad IVA, il numero di identificazione
di cui all'articolo 22, paragrafo 1, della direttiva 77/388/CEE del Consiglio,
del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli
Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari - Sistema comune
di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme(29).
2. Oltre agli altri obblighi di informazione posti dal diritto comunitario,
gli Stati membri provvedono affinché, ogniqualvolta i servizi della società
dell'informazione facciano riferimento ai prezzi, questi siano indicati in
modo chiaro ed inequivocabile, e sia segnalato in particolare se comprendano
le imposte e i costi di consegna.
Sezione 2: Comunicazioni commerciali
Articolo 6
Informazioni da fornire
Oltre agli altri obblighi di informazione posti dal diritto comunitario, gli
Stati membri provvedono affinché le comunicazioni commerciali che costituiscono
un servizio della società dell'informazione o ne sono parte integrante rispettino
le seguenti condizioni minime:
a) la comunicazione commerciale è chiaramente identificabile come tale;
b) la persona fisica o giuridica per conto della quale viene effettuata la
comunicazione commerciale à chiaramente identificabile;
c) le offerte promozionali, come ribassi, premi od omaggi, qualora permesse
dallo Stato membro in cui è stabilito il prestatore, devono essere chiaramente
identificabili come tali; le condizioni per beneficiarne devono essere facilmente
accessibili e presentate in modo chiaro e inequivocabile;
d) i concorsi o giochi promozionali, qualora siano permessi dallo Stato membro
in cui è stabilito il prestatore, devono essere chiaramente identificabili
come tali; le condizioni di partecipazione devono essere facilmente accessibili
e presentate in modo chiaro ed inequivocabile.
Articolo 7
Comunicazione commerciale non sollecitata
1. Oltre agli altri obblighi posti dal diritto comunitario, gli Stati membri
che permettono comunicazioni commerciali non sollecitate per posta elettronica
provvedono affinché tali comunicazioni commerciali trasmesse da un prestatore
stabilito nel loro territorio siano identificabili come tali, in modo chiaro
e inequivocabile, fin dal momento in cui il destinatario le riceve.
2. Fatte salve la direttiva 97/7/CE e la direttiva 97/66/CE, gli Stati membri
adottano i provvedimenti necessari per far sì che i prestatori che inviano
per posta elettronica comunicazioni commerciali non sollecitate consultino
regolarmente e rispettino i registri negativi in cui possono iscriversi le
persone fisiche che non desiderano ricevere tali comunicazioni commerciali.
Articolo 8
Professioni regolamentate
1. Gli Stati membri provvedono affinché l'impiego di comunicazioni commerciali
che costituiscono un servizio della società dell'informazione o ne sono parte,
fornite da chi esercita una professione regolamentata, siano autorizzate nel
rispetto delle regole professionali relative, in particolare, all'indipendenza,
alla dignità, all'onore della professione, al segreto professionale e alla
lealtà verso clienti e colleghi.
2. Fatta salva l'autonomia delle associazioni e organizzazioni professionali,
gli Stati membri e la Commissione le incoraggiano a elaborare codici di condotta
a livello comunitario che precisino le informazioni che possono essere fornite
a fini di comunicazioni commerciali, nel rispetto del paragrafo 1.
3. Nell'elaborare proposte di iniziative comunitarie eventualmente necessarie
per il buon funzionamento del mercato interno relativamente alle informazioni
di cui al paragrafo 2, la Commissione tiene in debito conto i codici di condotta
applicabili a livello comunitario, e agisce in stretta cooperazione con le
pertinenti associazioni e organizzazioni professionali.
4. La presente direttiva integra le direttive comunitarie concernenti l'accesso
alle attività delle professioni regolamentate e il loro esercizio.
Sezione 3: Contratti conclusi per via elettronica
Articolo 9
Disciplina dei contratti per via elettronica
1. Gli Stati membri provvedono affinché il loro ordinamento giuridico renda
possibili i contratti per via elettronica. Essi, in particolare, assicurano
a che la normativa relativa alla formazione del contratto non osti all'uso
effettivo dei contratti elettronici e non li privi di efficacia e validità
in quanto stipulati per via elettronica.
2. Gli Stati membri possono decidere che il paragrafo 1 non si applichi a
tutti o a taluni contratti delle seguenti categorie:
a) contratti che istituiscono o trasferiscono diritti relativi a beni immobili,
diversi da quelli in materia di locazione;
b) contratti che richiedono per legge l'intervento di organi giurisdizionali,
pubblici poteri o professioni che esercitano pubblici poteri;
c) contratti di fideiussione o di garanzia prestate da persone che agiscono
a fini che esulano dalle loro attività commerciali, imprenditoriali o professionali;
d) contratti disciplinati dal diritto di famiglia o di successione.
3. Gli Stati membri comunicano alla Commissione le categorie di cui al paragrafo
2 a cui essi non applicano il paragrafo 1. Ogni cinque anni gli Stati membri
presentano alla Commissione una relazione sull'applicazione del paragrafo
2 in cui indicano per quali motivi considerano necessario mantenere la categoria
di cui al paragrafo 2, lettera b) a cui non applicano il paragrafo 1.
Articolo 10
Informazioni da fornire
1. Oltre agli altri obblighi di informazioni posti dal diritto comunitario,
gli Stati membri provvedono affinché, salvo diverso accordo tra parti diverse
da consumatori, il prestatore fornisca in modo chiaro, comprensibile ed inequivocabile,
prima dell'inoltro dell'ordine da parte del destinatario del servizio, almeno
le seguenti informazioni:
a) le varie fasi tecniche della conclusione del contratto;
b) se il contratto concluso sarà archiviato dal prestatore e come si potrà
accedervi;
c) i mezzi tecnici per individuare e correggere gli errori di inserimento
dei dati prima di inoltrare l'ordine;
d) le lingue a disposizione per concludere il contratto.
2. Gli Stati membri provvedono affinché, salvo diverso accordo tra parti diverse
da consumatori, il prestatore indichi gli eventuali codici di condotta pertinenti
cui adarisce nonché come accedervi per via elettronica.
3. Le clausole e le condizioni generali del contratto proposte al destinatario
devono essere messe a sua disposizione in un modo che gli permetta di memorizzarle
e riprodurle.
4. I paragrafi 1 e 2 non sono applicabili ai contratti conclusi esclusivamente
mediante scambio di messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali
equivalenti.
Articolo 11
Inoltro dell'ordine
1. Gli Stati membri provvedono affinché, salvo diverso accordo tra parti diverse
da consumatori, nel caso in cui il destinatario di un servizio inoltri il
proprio ordine mediante strumenti tecnologici, si applichino i seguenti principi:
- il prestatore deve accusare ricevuta dell'ordine del destinatario del servizio
senza ingiustificato ritardo e per via elettronica;
- l'ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti cui sono
indirizzati hanno la possibilità di accedervi.
2. Gli Stati membri provvedono affinché, salvo diverso accordo tra parti diverse
da consumatori, il prestatore metta a disposizione del destinatario del servizio
strumenti tecnici adeguati, efficaci ed accessibili tali da permettere a quest'ultimo
di individuare e correggere errori di inserimento dei dati prima di inoltrare
l'ordine.
3. Il paragrafo 1, primo trattino, ed il paragrafo 2 non sono applicabili
ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta
elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.
Sezione 4: Responsabilità dei prestatori intermediari
Articolo 12
Semplice trasporto ("mere conduit")
1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio
della società dell'informazione consistente nel trasmettere, su una rete di
comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, o nel
fornire un accesso alla rete di comunicazione, il prestatore non sia responsabile
delle informazioni trasmesse a condizione che egli:
a) non dia origine alla trasmissione;
b) non selezioni il destinatario della trasmissione; e
c) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse.
2. Le attività di trasmissione e di fornitura di accesso di cui al paragrafo
1 includono la memorizzazione automatica, intermedia e transitoria delle informazioni
trasmesse, a condizione che questa serva solo alla trasmissione sulla rete
di comunicazione e che la sua durata non ecceda il tempo ragionevolmente necessario
a tale scopo.
3. Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, secondo gli
ordinamenti degli Stati membri, che un organo giurisdizionale o un'autorità
amministrativa esiga che il prestatore impedisca o ponga fine ad una violazione.
Articolo 13
Memorizzazione temporanea detta "caching"
1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio
della società dell'informazione consistente nel trasmettere, su una rete di
comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore
non sia responsabile della memorizzazione automatica, intermedia e temporanea
di tali informazioni effettuata al solo scopo di rendere più efficace il successivo
inoltro ad altri destinatari a loro richiesta, a condizione che egli:
a) non modifichi le informazioni;
b) si conformi alle condizioni di accesso alle informazioni;
c) si conformi alle norme di aggiornamento delle informazioni, indicate in
un modo ampiamente riconosciuto e utilizzato dalle imprese del settore,
d) non interferisca con l'uso lecito di tecnologia ampiamente riconosciuta
e utilizzata nel settore per ottenere dati sull'impiego delle informazioni,
e
e) agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o
per disabilitare l'accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del
fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente
sulla rete o che l'accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che
un organo giurisdizionale o un'autorità amministrativa ne ha disposto la rimozione
o la disabilitazione dell'accesso.
2. Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, secondo gli
ordinamenti degli Stati membri, che un organo giurisdizionale o un'autorità
amministrativa esiga che il prestatore impedisca o ponga fine ad una violazione.
Articolo 14
"Hosting"
1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio
della società dell'informazione consistente nella memorizzazione di informazioni
fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non sia responsabile
delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio,
a condizione che detto prestatore:
a) non sia effettivamente al corrente del fatto che l'attività o l'informazione
è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente
di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illegalità dell'attività
o dell'informazione, o
b) non appena al corrente di tali fatti, agisca immediatamente per rimuovere
le informazioni o per disabilitarne l'accesso.
2. Il paragrafo 1 non si applica se il destinatario del servizio agisce sotto
l'autorità o il controllo del prestatore.
3. Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, per un organo
giurisdizionale o un'autorità amministrativa, in conformità agli ordinamenti
giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una
violazione o la impedisca nonché la possibilità, per gli Stati membri, di
definire procedure per la rimozione delle informazioni o la disabilitazione
dell'accesso alle medesime.
Articolo 15
Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza
1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati
membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle
informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare
attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.
2. Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della società
dell'informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità
competente di presunte attività o informazioni illecite dei destinatari dei
loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro richiesta, informazioni
che consentano l'identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui
hanno accordi di memorizzazione dei dati.
CAPO III
APPLICAZIONE
Articolo 16
Codici di condotta
1. Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano:
a) l'elaborazione, da parte di associazioni o organizzazioni imprenditoriali,
professionali o di consumatori, di codici di condotta a livello comunitario
volti a contribuire all'efficace applicazione degli articoli da 5 a 15;
b) la trasmissione volontaria dei progetti di codici di condotta a livello
nazionale o comunitario alla Commissione;
c) l'accessibilità per via elettronica ai codici di condotta nelle lingue
comunitarie;
d) la comunicazione agli Stati membri e alla Commissione, da parte di associazioni
o organizzazioni professionali e di consumatori, della valutazione dell'applicazione
dei codici di condotta e del loro impatto sulle pratiche, consuetudini od
usi relativi al commercio elettronico;
e) l'elaborazione di codici di condotta riguardanti la protezione dei minori
e della dignità umana.
2. Gli Stati membri e la Commissione favoriscono la partecipazione delle associazioni
che rappresentano i consumatori al processo di elaborazione e di applicazione
dei codici di condotta di cui al paragrafo 1, lettera a), che riguardano i
loro interessi. Per tener conto delle loro esigenze specifiche, dovrebbero
essere consultate, ove opportuno, le associazioni che rappresentano i non
vedenti, gli ipovedenti e i disabili.
Articolo 17
Composizione extragiudiziale delle controversie
1. Gli Stati membri provvedono affinché, in caso di dissenso tra prestatore
e destinatario del servizio della società dell'informazione, la loro legislazione
non ostacoli l'uso, anche per vie elettroniche adeguate, degli strumenti di
composizione extragiudiziale delle controversie previsti dal diritto nazionale.
2. Gli Stati membri incoraggiano gli organi di composizione extragiudiziale
delle controversie, in particolare di quelle relative ai consumatori, ad operare
con adeguate garanzie procedurali per le parti coinvolte.
3. Gli Stati membri incoraggiano gli organi di composizione extragiudiziale
delle controversie a comunicare alla Commissione le decisioni significative
che adottano sui servizi della società dell'informazione nonché ogni altra
informazione su pratiche, consuetudini od usi relativi al commercio elettronico.
Articolo 18
Ricorsi giurisdizionali
1. Gli Stati membri provvedono affinché i ricorsi giurisdizionali previsti
dal diritto nazionale per quanto concerne le attività dei servizi della società
dell'informazione consentano di prendere rapidamente provvedimenti, anche
provvisori, atti a porre fine alle violazioni e a impedire ulteriori danni
agli interessi in causa.
2. L'allegato della direttiva 98/27/CE è completato come segue:
"11. Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8
giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società
dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno
('direttiva sul commercio elettronico'). (GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1)."
Articolo 19
Cooperazione
1. Gli Stati membri dispongono di adeguati poteri di controllo e di indagine
per applicare efficacemente la presente direttiva e provvedono affinché i
prestatori comunichino loro le informazioni prescritte.
2. Gli Stati membri collaborano con gli altri Stati membri. A tal fine essi
designano uno o più punti di contatto, di cui comunicheranno gli estremi agli
altri Stati membri e alla Commissione.
3. Gli Stati membri forniscono quanto prima, a norma del diritto nazionale,
anche per via elettronica, l'assistenza e le informazioni richieste dagli
altri Stati membri o dalla Commissione.
4. Gli Stati membri istituiscono dei punti di contatto accessibili almeno
per via elettronica ai quali possano rivolgersi destinatari e fornitori di
servizi per:
a) ottenere informazioni generali sui diritti ed obblighi contrattuali e sui
meccanismi di reclamo e ricorso disponibili in caso di controversie, compresi
gli aspetti pratici dell'uso di siffatti meccanismi;
b) ottenere gli estremi delle autorità, organizzazioni o associazioni presso
le quali possono ottenere ulteriori informazioni o assistenza pratica.
5. Gli Stati membri incoraggiano la comunicazione alla Commissione delle decisioni
amministrative e giudiziarie significative prese nel loro territorio riguardo
a controversie sui servizi della società dell'informazione nonché su pratiche,
consuetudini od usi relativi al commercio elettronico. La Commissione comunica
tali decisioni agli altri Stati membri.
Articolo 20
Sanzioni
Gli Stati membri comminano sanzioni per la violazione delle norme nazionali
di attuazione della presente direttiva e prendono tutti i provvedimenti necessari
per la loro applicazione. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate
e dissuasive.
CAPO IV
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 21
Riesame
1. Entro il 17 luglio 2000, e in seguito ogni due anni, la Commissione presenta
al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale una
relazione sull'applicazione della presente direttiva, corredata, se necessario,
di proposte per adeguarla all'evoluzione giuridica, tecnica ed economica dei
servizi della società dell'informazione, in particolare per quanto concerne
la prevenzione dei reati, la protezione dei minori, la tutela dei consumatori
e il corretto funzionamento del mercato interno.
2. Nell'esaminare la necessità di adeguamento della presente direttiva, la
relazione analizza, segnatamente, la necessità di proposte relative alla responsabilità
dei fornitori di collegamenti ipertestuali e di servizi di motori di ricerca,
alle procedure di "notifica e rimozione" ("notice and take
down") e alla determinazione della responsabilità a seguito della rimozione
del contenuto. La relazione esaminerà anche la necessità di condizioni ulteriori
per l'esonero dalla responsabilità, di cui agli articoli 12 e 13, tenuto conto
dell'evoluzione tecnica, nonché la possibilità di applicare i principi del
mercato interno alle comunicazioni commerciali non sollecitate per posta elettronica.
Articolo 22
Attuazione
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari
e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro
il 17 gennaio 2000. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
2. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un
riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento
all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise
dagli Stati membri.
Articolo 23
Entrata in vigore
La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
Articolo 24
Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Bruxelles, addì 8 giugno 2000.
Per il Parlamento europeo
La Presidente
N. Fontaine
Per il Consiglio
Il Presidente
G. d'Oliveira Martins
(1) GU C 30 del 5.2.1999, pag. 4.
(2) GU C 169 del 16.6.1999, pag. 36.
(3) Parere del Parlamento europeo del 6 maggio 1999 (GU C 279 dell'1.10.1999,
pag. 389), posizione comune del Consiglio del 28 febbraio 2000 (GU C 138 del
8.5.2000, pag. 32) e decisione del Parlamento europeo del 4 maggio 2000 (non
ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).
(4) GU L 298 del 17.10.1989, pag. 23. Direttiva modificata dalla direttiva
97/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 202 del 30.7.1997, pag.
60).
(5) GU L 95 del 21.4.1993, pag. 29.
(6) GU L 144 del 4.6.1997, pag. 19.
(7) GU L 250 del 19.9.1984, pag. 17. Direttiva modificata dalla direttiva
97/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 290 del 23.10.1997,
pag. 18).
(8) GU L 42 del 12.2.1987, pag. 48. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva
98/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 101 dell'1.4.1998, pag.
17).
(9) GU L 141 dell'11.6.1993, pag. 27. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 84 del 26.3.1997,
pag. 22).
(10) GU L 158 del 23.6.1990, pag. 59.
(11) GU L 80 del 18.3.1998, pag. 27.
(12) GU L 228 dell'11.8.1992, pag. 24.
(13) GU L 280 del 29.10.1994, pag. 83.
(14) GU L 166 dell'11.6.1998, pag. 51. Direttiva modificata dalla direttiva
1999/44/CE (GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12).
(15) GU L 210 del 7.8.1985, pag. 29. Direttiva modificata dalla direttiva
1999/34/CE (GU L 141 del 4.6.1999, pag. 20).
(16) GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12.
(17) GU L 113 del 30.4.1992, pag. 13.
(18) GU L 213 del 30.7.1998, pag. 9.
(19) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(20) GU L 24 del 30.1.1998, pag. 1.
(21) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37. Direttiva modificata dalla direttiva
98/48/CE (GU L 217 del 5.8.1998, pag. 18).
(22) GU L 320 del 28.11.1998, pag. 54.
(23) GU L 15 del 21.1.1998, pag. 14.
(24) GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.
(25) GU C 23 del 28.1.1999, pag. 1.
(26) GU L 19 del 24.1.1989, pag. 16.
(27) GU L 209 del 24.7.1992, pag. 25. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 97/38/CE della Commissione (GU L 184 del 12.7.1997, pag. 31).
(28) GU L 117 del 7.5.1997, pag. 15.
(29) GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 1999/85/CE (GU L 277 del 28.10.1999, pag. 34).
ALLEGATO
DEROGHE ALL'ARTICOLO 3
Come previsto all'articolo 3, paragrafo 3, i paragrafi 1 e 2 dell'articolo
3 non si applicano ai seguenti settori:
- i diritti d'autore, diritti vicini e i diritti di cui alle direttive 87/54/CEE(1)
e 96/9/CEE(2), nonché i diritti di proprietà industriale;
- l'emissione di moneta elettronica da parte di istituti per i quali gli Stati
membri hanno applicato una delle deroghe di cui all'articolo 8, paragrafo
1, della direttiva 2000/46/CE(3);
- l'articolo 44, paragrafo 2, della direttiva 85/611/CEE(4);
- l'articolo 30 e il titolo IV della direttiva 92/49/CEE(5), il titolo IV
della direttiva 92/96/CEE(6), gli articoli 7 e 8 della direttiva 88/357/CEE(7)
e l'articolo 4 della direttiva 90/619/CEE(8);
- la libertà delle parti di scegliere la legge applicabile al loro contratto;
- le obbligazioni contrattuali riguardanti i contratti conclusi dai consumatori;
- la validità formale dei contratti che istituiscono o trasferiscono diritti
relativi a beni immobili nel caso in cui tali contratti debbano soddisfare
requisiti formali imperativi previsti dalle legge dello Stato membro in cui
il bene immobile è situato;
- l'ammissibilità delle comunicazioni commerciali non sollecitate per posta
elettronica.
(1) GU L 24 del 27.1.1987, pag. 36.
(2) GU L 77 del 27.3.1996, pag. 20.
(3) Non ancora pubblicata nella Gazetta ufficiale.
(4) GU L 375 del 31.12.1985, pag. 3. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 95/26/CE (GU L 168 del 18.7.1995, pag. 7).
(5) GU L 228 dell' 11.8.1992, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 92/26/CE.
(6) GU L 360 del 9.12.1992, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva
95/26/CE.
(7) GU L 172 del 4.7.1988, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva
92/49/CE.
(8) GU L 330 del 29.11.1990, pag. 50. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 92/96/CE.
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