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Iusreporter.it segnala:

CORSO DI AGGIORNAMENTO BIENNALE OBBLIGATORIO

PER MEDIATORI CIVILI E COMMERCIALI


Per mantenere il titolo di mediatore professionista la normativa attuale prevede l'obbligo per i mediatori civili e commerciali di aggiornarsi ogni biennio con un corso di formazione di 18 ore.
A tal fine CONCILIA propone varie tipologie di CORSI DI AGGIORNAMENTO OBBLIGATORI per mediatori.
Per date, città e corsi: www.concilia.it/corsibiennali.pdf


In particolare si segnala il corso di aggiornamento obbligatorio per mediatori tenuto dall'Avv. Giuseppe Briganti , curatore di www.iusreporter.it, intitolato

 

"Corso di aggiornamento in  mediazione nel settore delle telecomunicazioni, commercio elettronico e nuove tecnologie"

 

che si terrà a Roma il 22 e 23 aprile 2013.

 

Il programma è visionabile al seguente indirizzo: http://www.concilia.it/Corso_mediazione_telecomunicazioni_ecommerce.pdf



www.concilia.it

 



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Diritto (Copyright immagine woodsy)INAPPLICABILITA' NELLA RECENTE GIURISPRUDENZA DEI GIUDICI DI PACE DEL COMMA 4° DELL'ART. 91, C.P.C., COME RIFORMATO DALL'ART 13, LEGGE N. 17/2/2012, N. 10, IN MERITO ALLA CONDANNA AL PAGAMENTO DELLE SPESE LEGALI

Giorgio Vanacore

Avvocato in Napoli

giorgiovanacoreavv@libero.it

 

Controversa è stata, nell'ultimo anno, sulla scorta della nota nuova regolamentazione della materia dei compensi degli avvocati (d.m. giustizia 20.07.2012 n° 140) l'applicabilità ai giudizi civili dell'art. 91, comma 4°, c.p.c., aggiunto dall'art. 13 del d.l. 22.12.2011 n. 212 (conv. in legge 17.2.2012 n. 10), in merito alla liquidazione delle spese processuali, id est degli onorari di difesa.

Questo il tenore letterale della norma novellata: «Nelle cause previste dall'articolo 82, primo comma [quelle di valore fino ad ? 1.100,00, n.d.r.], le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda».

Ebbene, più di un dubbio è stato avanzato in ordine all'applicabilità del novellato art. 91, 4° co., c.p.c., nei giudizi civili, regolamentati, quanto alle spese legali, dal d.m. n. 140/2012, per i motivi che subito s'indicano:

A- L'art. 91., ult. co., c.p.c., novellato è entrato in vigore il 21.2.2012, tempo in cui vigevano ancora le tariffe forensi di cui all'abrogato d.m. dell'8.4.2004 n. 127.

Come anticipato, la materia delle tariffe forensi è stata, successivamente, completamente ridisegnata, e segnatamente a partire dall'entrata in vigore (in data 23-8-2012) del citato d.m. n. 140/2012 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), introduttivo dei cc.dd. parametri forensi per scaglioni ed abrogativo, tra l'altro, della distinzione tra diritti ed onorari, di cui ancora si legge nell'art. 91 c.p.c. novellato.

Dell'inapplicabilità del novellato art. 91 ul. co. e' espressione la nuova giurisprudenza dei Giudici di pace.

In primis, leggasi Giudice di pace di Pozzuoli, sentenza 7 novembre 2012:

"La modifica dell'art. 91, ultimo comma, in relazione all'art. 82, primo comma, c.p.c. è avvenuta nella vigenza delle tariffe professionali di cui al D.M. n.127 dell'8/4/04 ed il legislatore ha inteso fissare il nuovo tetto per la liquidazione di spese, diritti ed onorari in tale contesto. Con l'abrogazione del d.m. n.127 dell'8/4/04 e l'avvento dei nuovi parametri di cui al d.m. n. 140 del 20/7/12 (entrato in vigore il 23/8/12), il suddetto tetto non è più vincolante e, le spese più le competenze (che comprendono l'intero corrispettivo per la prestazione professionale - non più suddiviso in diritti ed onorari) devono essere liquidate con le disposizioni ivi previste e, non sono vincolanti per la liquidazione stessa (Art. 1, comma 7, D.M. n.124 del 23/8/12)".

Ciò è ancora piu' vero se si considera - continua la sentenza in argomento -, che:

"..nella liquidazione dei compensi professionali, il Giudice deve tener conto del valore e della natura e complessità della controversia, del numero e dell'importanza e complessità delle questioni trattate, il pregio delle stesse ed il decoro della professione (art. 4, comma 2 e 3 del D.M. n.140 del 20/7/12 e art. 2233 c.c.)".

Deriva da quanto detto l'iniquità e la non conformità ai detti principi di una liquidazione giudiziale degli onorari rigidamente parametrata sul valore della "sorta capitale".

In proposito, si rammenti che il Giudice di Pace di Pozzuoli - cui era stato richiesto dalla parte risultata soccombente di sollevare questione di costituzionalità - ha, nella citata pronuncia, reputato non sospetta di illegittimità costituzionale la novellata norma dell'art. 91, ul. co., cpc, ritenendo di ravvisare, in adesione agli indirizzi giurisprudenziali in atto, una soluzione alternativa conforme a Costituzione, che è quella della non applicabilità dell'art. 91, IV, co., cpc, e dell'applicazione, a qualsivoglia giudizio, dei nuovi parametri forensi di cui al d.m. giustizia 20.07.2012 n° 140, entrato in vigore il 23.8.2012, ed applicabile alla presente causa.

B- Il tema della iniquità di una liquidazione nei termini siffatti, che condurrebbe - si ripete -, ad applicare tout court la nuova disposizione alla liquidazione delle spese di patrocinio nelle controversie di valore inferiore ad ? 1100,00, è stato affrontato da altro pronunciato, che ha posto in luce l'inevitabile "vulnus" al principio di effettività di tutela giurisdizionale che ne discenderebbe....

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Di admin (del 21/02/2013 @ 15:16:26, in Articoli, linkato 848 volte)

IL LAVORO STRAORDINARIO NON AUTORIZZATO: CASS., SEZ. LAV. N. 3194/2009

GIORGIO VANACORE

AVVOCATO IN NAPOLI

giorgiovanacoreavv@libero.it



I problemi pratici dettati dalle prestazioni di lavoro straordinario non richiesto dal lavoratore al prestatore, la recente giurisprudenza ha ritenuto di onerare il lavoratore della relativa prova in ordine alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato.

Contestazioni si pongono tutte le volte in cui il datore non abbia mai richiesto della prestazione il lavoratore, ma questa sia prospettata, a parte prestatoris, come realizzata in favore dell'impresa.

Ebbene, in difetto di prova di prestazione di lavoro straordinario in misura maggiore a quello indicato in busta - paga, da assolversi rigorosamente dal lavoratore, vale quanto risulta da quest'ultima, come ha sostenuto, sul punto, Cass., sez. lav., 29 febbraio 2009, n. 3194, con massima del seguente tenore:

«E' onere del lavoratore che pretenda un compenso per lavoro straordinario provare la relativa prestazione e, quando egli ammetta bensì di esserne stato remunerato ma assuma l'insufficienza della remunerazione, anche di provare la quantità del lavoro effettivamente svolto, senza che eventuali ma non decisive ammissioni del datore di lavoro possano portare ad un'inversione dell'onere della prova».

Conff., in tema, idd., 21 gennaio 1993, n. 739, nonché 1 settembre 1995, n. 9231.

Il rigore probatorio in subiecta materia, impone l'assolvimento del relativo onere in capo al dipendente, e non già un'inammissibile inversione a suo favore, ed a carico del datore.

Concludendo, l'orientamento in esame ha tenuto fermo l'onere del lavoratore che pretenda un compenso per lavoro straordinario, della prova della relativa prestazione su cui fondi il diritto.

Con l'importante precisazione che, ammessa da lui la circostanza della remunerazione, ma, al contempo, dolendosi questi dell'insufficienza della remunerazione, gli correrà, aggiuntivamente, l'obbligo di provare la quantità di lavoro effettivamente svolto, e ciò senza che giammai eventuali ammissioni del datore di lavoro possano portare ad esentarlo dall'onere ex art. 2697 c.c.
Né sarebbe giuridicamente congruo, conclude la sezione lavoro, rimettere al giudice la stima equitativa (ex art. 1226 c.c.) del corrispettivo del lavoro straordinario in oggetto, operazione ermeneutica giustificata solo quando sia provata nell'an - e non meramente probabile -, la prestazione di lavoro straordinario in contestazione.



Giorgio Vanacore

Avvocato in Napoli

giorgiovanacoreavv@libero.it


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Di admin (del 21/02/2013 @ 15:12:58, in Articoli, linkato 984 volte)

Diritto (Copyright immagine woodsy)BREVI NOTE SULLA CIRCOLARE INPS N. 53 DEL 7 MARZO 2007 IN MERITO AI CREDITI DI LAVORO DIVERSI DAL T.F.R. (IN PARTICOLARE, ULTIME TRE RETRIBUZIONI) A CARICO DEL FONDO DI GARANZIA PRESSO L'INPS ED IN FAVORE DELL'EX DIPENDENTE DI SOCIETA' FALLITA

Avv. Giorgio Vanacore

giorgiovanacoreavv@libero.it


Il tema del pagamento da parte dell'Inps, per il tramite del Fondo di garanzia di cui alla legge n. 29 maggio 1982 n. 297 e di cui al d. lgs. 27 gennaio 1992, n. 80 (di seguito, indicato quale il "Fondo"), ha assunto particolare attualità con riferimento al testo della circolare Inps n. 53 del 7 marzo 2007 (leggibile in http://www.inps.it/circolari/Circolare%20numero%2053%20del%207-3-2007.htm).

Nelle osservazioni seguenti si prenderà in esame il solo caso del pagamento dei crediti diversi dal trattamento di fine rapporto in favore di ex - dipendente di società sottoposta a procedura concorsuale (in particolare, fallimento), destinandosi il tema relativo al pagamento del t.f.r. ad una disamina successiva.

Utile, gia' sulle prime, una breve ricognizione dell'istituto di solidarietà previsto dalla suddetta legislazione.

Il Fondo corrisponde esclusivamente i crediti retributivi inerenti gli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro purché rientrino nei dodici mesi che precedono i termini indicati dall'art. 2, comma 1, del citato d.lgs. 80/92, vale a dire la data della domanda diretta all'apertura della procedura concorsuale a carico del datore di lavoro, se il lavoratore ha cessato il proprio rapporto prima dell'apertura della procedura stessa.

Importante, sulla scorta della citata circolare Inps n. 53/2007 (par. 4.1.1, comma 2), tenere per fermo che in caso di fallimento il dies a quo per l'individuazione dei citati dodici mesi in cui devono essere compresi gli ultimi tre mesi del rapporto è la data del deposito in Tribunale del primo ricorso che ha originato la dichiarazione di fallimento, e ciò indipendentemente dal soggetto che l'ha proposto.

E' quanto emerge dall'art. 2, comma 1, del citato d.lgs. 80/92 nell'interpretazione alla luce della sentenza della  Corte di Giustizia delle Comunità Europee, resa nella seduta del 10 luglio 1997, causa C - 373/95 Maso/INPS., di cui trascriviamo, per comodità, la massima (par. 3):

"L' «insorgere dell'insolvenza del datore di lavoro» di cui agli artt. 3, n. 2, e 4, n. 2, della direttiva 80/987 corrisponde alla data della domanda diretta all'apertura del procedimento di soddisfacimento collettivo dei creditori, fermo restando che la garanzia non può essere concessa prima della decisione di apertura di tale procedimento o dell'accertamento della chiusura definitiva dell'impresa, in caso di insufficienza dell'attivo".

Il par. 4.1.1. della circolare in esame prosegue stabilendo, in dettaglio, che:

- In caso di liquidazione coatta amministrativa, il dies a quo è la data del ricorso al Tribunale per la dichiarazione di insolvenza (art. 195 L.F.), o, se precedente, la data del decreto di liquidazione emesso dall'autorità amministrativa che ha la vigilanza sull'impresa (così il comma 3);...

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Giorgio Vanacore

Avvocato


1.
La S.C. sul licenziamento individuale per cd. crisi aziendale

Due sentenze del maggio 2012 della sezione lavoro della S.C. in punto di licenziamento individuale per supposta crisi aziendale, hanno contrassegnato altrettante opzioni in ordine alla libertà imprenditoriale di licenziare per cd. crisi aziendale.

Una prima opzione tesa a rafforzare l'insindacabilità giudiziale delle scelte d'impresa; una seconda, tesa a valorizzare le posizioni del lavoratore, che ridimensiona fortemente la citata libertà aziendale.

2. Cass., sez. lav., n. 7512/2012: libertà d'impresa. I precedenti

Cass., sez. lav., n. 7512/2012 si pone nel solco degli orientamenti giurisprudenziali favorevoli all'impresa irrogante un licenziamento individuale per asserito giustificato motivo oggettivo, nella specie della cd. crisi aziendale.

Questa la massima: «in tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni tecniche, organizzative e produttive, compete al giudice - che non può, invece, sindacare la scelta dei criteri di gestione dell'impresa, espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall'art. 41 Cost. -, il controllo in ordine all'effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, in ordine al quale quest'ultimo ha l'onere di provare, anche mediante elementi presuntivi ed indiziari, l'impossibilità di una differente utilizzazione del lavoratore in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte; tale prova, tuttavia, non deve essere intesa in modo rigido, dovendosi esigere dallo stesso lavoratore che impugni il licenziamento una collaborazione nell'accertamento di un possibile repêchage, mediante l'allegazione dell'esistenza di altri posti di lavoro nei quali egli poteva essere utilmente ricollocato, e conseguendo a tale allegazione l'onere del datore di lavoro di provare la non utilizzabilità nei posti predetti».

Ebbene, seguitando ad essa, valga la pena di citare i seguenti indirizzi giurisprudenziali, tradizionalmente utilizzati per preservare la discrezionalità delle scelte imprenditoriali.

A) Riassetto organizzativo per una più economica gestione dell'impresa, su cui leggasi il seguente dictum: «alla nozione di giustificato motivo oggettivo di licenziamento è riconducibile anche l'ipotesi del riassetto organizzativo dell'azienda attuato al fine di una più economica gestione di essa e deciso dall'imprenditore non semplicemente per un incremento del profitto, ma per far fronte a sfavorevoli situazioni, non meramente contingenti, influenti in modo decisivo sulla normale attività produttiva ed imponenti un'effettiva necessità di riduzione dei costi; tale motivo oggettivo è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell'impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall'art. 41 Cost., mentre al giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall'imprenditore, con la conseguenza che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il lavoratore licenziato, sempre che risulti l'effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato» (1)....

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Conciliazione nelle controversie civili e commerciali (Copyright foto olly - Fotolia.com)

La Direzione generale della giustizia civile ha elaborato un Libro verde per dar vita ad una consultazione pubblica sulla gestione di qualità del servizio di mediazione.

In particolare, il Libro verde consiste in un documento nel quale sono proposte diverse domande rivolte alla generalità indifferenziata di destinatari relative a profili di particolare interesse e necessarie per una maggiore comprensione dei diversi ambiti di volta in volta presi in considerazione strettamente legati alla finale predisposizione del Manuale di Qualità degli organismi di mediazione.

Il complesso degli elementi di risposta che perverranno, infatti, costituirà il supporto essenziale per procedere concretamente alla predisposizione del Manuale.

Il questionario è rivolto a tutti i soggetti che, per diverse ragioni, hanno comune interesse alla gestione del servizio di mediazione secondo adeguati standard di qualità: organismi, pubblici e privati, mediatori, formatori, giudici, esperti della materia, utenti e loro difensori o consulenti.

 

Libro verde per la predisposizione del manuale di qualità organismi di mediazione (10 gennaio 2013)

Indice

  1. Introduzione
  2. Antefatti
  3. La necessità di predisporre un Libro verde
  4. I destinatari
  5. Gli obiettivi da perseguire
  6. La consultazione riportata nell'allegato I

Allegato I - Domande per la consultazione

1. INTRODUZIONE

Con il presente Libro Verde predisposto dal tavolo di lavoro istituto in data 18 ottobre 2012 dal Direttore Generale della Giustizia Civile del Ministero della Giustizia si invitano gli interessati a esprimere le loro opinioni sulle tematiche enucleate nel contesto della determinazione e definizione dei principali profili diretti alla definizione degli standard di qualità del servizio di mediazione gestito dagli organismi accreditati ai sensi del d.lgs. 28/2010 e D.M. 180/2010, come modificato dal D.M. 145/2011.

Gli interessati possono fornire le risposte ai quesiti formulati (contrassegnati con la dicitura "Risposte al Libro Verde sul Manuale di qualità degli organismi di mediazione") al seguente indirizzo di posta elettronica:
organismiconciliazione.dgcivile.dag@giustizia.it entro il 31 gennaio 2013.

Tenendo conto dei contributi pervenuti il tavolo di lavoro sottoporrà al Direttore generale della giustizia civile una bozza del Manuale di qualità per la definitiva approvazione.

2. ANTEFATTI

Con la circolare del 20 dicembre 2011 (emanata a seguito della entrata in vigore del D.M. 145/2011) il Direttore Generale della Giustizia Civile poneva, fra l'altro, particolare attenzione all'attività di vigilanza già contemplata nelle previsioni generali di cui all'art.16, comma quarto, del d.lgs. 28/2010 nonché nelle previsioni regolamentari di cui agli artt.3,4,5, 10, 17,18, 19 del d.i. 180/2010, evidenziando la necessità di una sua compita ed efficace attivazione.

Lo specifico riferimento all'attività di vigilanza di cui alla suddetta circolare faceva seguito alla particolare attenzione posta dal legislatore interno in sede di normativa secondaria con la introduzione dell'art.1, comma 2 lett.b) del D.M. 145/2011.
Con tale intervento correttivo, in particolare, veniva previsto che l'attività di vigilanza avrebbe potuto essere altresì compiuta avvalendosi dell'Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia.

Nella citata circolare veniva precisato che la previsione di cui sopra conferiva uno strumento ulteriore per rendere concreto ed adeguato l'esercizio dell'attività di controllo da parte dell'autorità preposta alla vigilanza sugli organismi di mediazione.

Si prefigurava, quindi, che l'attività di vigilanza sarebbe stata compiutamente esercitata non solo verificando ipotesi di inosservanza delle previsioni di legge (primarie e secondarie), ma anche tenendo conto del raggiungimento di standard di qualità, requisiti necessari per potere validamente svolgere un servizio di mediazione che fosse improntato ai presupposti della professionalità, efficienza ed idoneità.

Si evidenziava, quindi, che il controllo sarebbe stato esercitato non solo tenendo in considerazione, ad esempio, le inosservanze agli obblighi di comunicazione imposti all'organismo, ovvero il venire meno dei requisiti richiesti (il capitale minimo, il numero minimo di mediatori, l'aggiornamento biennale degli stessi,e così via); ma anche le modalità concrete di gestione del servizio (tempestività di provvedere alle comunicazioni a seguito della presentazione della istanza di mediazione; fissazione della prima sessione; rispetto dei criteri di assegnazione degli incarichi e così via).

Sicché, dopo una prima fase, conseguente all'entrata in vigore del d.m. 180/2010, essenzialmente orientata a fissare i criteri per la corretta redazione della domanda di iscrizione e per la verifica della regolarità dell'istanza, la Direzione Generale ha ritenuto di dovere focalizzare l'attenzione, quindi, anche sul diverso piano della verifica delle concrete modalità di gestione del servizio di mediazione.
Si preannunciava, peraltro, che sarebbe stata cura della Direzione Generale della Giustizia Civile rendere noto a tutti gli organismi iscritti su quali profili si sarebbe appuntata particolarmente l'attenzione per la verifica della rispondenza delle modalità di svolgimento del servizio di mediazione prestato dai vari organismi accreditati ai livelli minimi di qualità esigibili, cioè agli standard di qualità necessari.

Ciò posto, volendo ora procedere nel senso indicato, la Direzione Generale della Giustizia Civile, al fine di potere adeguatamente attivare una corretta attività di vigilanza che contempli non solo la verifica della regolarità formale della sussistenza dei requisiti imposti per l'ottenimento dell'accreditamento, ma anche una compiuta verifica delle modalità concrete di gestione del servizio di mediazione, ha ritenuto necessario procedere alla redazione di un Manuale di Qualità nel quale riportare in modo specifico gli standard di qualità necessari che ciascun organismo di mediazione deve possedere ai fini della valutazione da parte di questa amministrazione della idoneità del servizio reso.

Il suddetto Manuale, dunque, ha una triplice funzione:

  1. costituire il parametro di riferimento per gli organismi di mediazione per potere orientare il servizio reso secondo livelli necessari di qualità;
  2. consentire una più agevole attività ispettiva, da compiersi di fatto secondo le linee indicate ed ivi descritte;
  3. costituire un più facile strumento di conoscenza, per gli organismi di mediazione, delle violazioni che questa amministrazione ritiene di dovere indicare e del differente peso delle violazioni anche ai fini dell'intervento sanzionatori.

Peraltro, ai fini della concreta predisposizione del suddetto Manuale di Qualità la Direzione Generale della Giustizia Civile ha ritenuto di dovere operare attraverso il coinvolgimento di tutti gli interessati del settore della mediazione, attingendo al necessario contributo da essi fornito: l'ottica perseguita è, infatti, quella di una più completa definizione ed esaustiva possibile individuazione dei suddetti standars minimi di qualità.

3. LA NECESSITÀ DELLA PREDISPOSIZIONE DEL LIBRO VERDE

Per la redazione del Manuale di Qualità si è ritenuto necessaria la costituzione di una tavolo di lavoro composto da rappresentanti dei principali e maggiormente rappresentativi organismi pubblici di mediazione accreditati presso il Ministero, in quanto tali direttamente coinvolti in prima persona nella gestione del servizio di mediazione.

Preme precisare che la scelta di limitare solo a questi soggetti la partecipazione al tavolo di lavoro si è basata sulla concreta constatazione di non potere privilegiare l'uno o l'altro soggetto privato, sia persona fisica che giuridica, comunque coinvolto e direttamente interessato al fenomeno della mediazione, nonostante sia indubbia la preparazione personale ovvero la capacità rappresentativa di molti di essi.

Al fine di poter contare, nell'elaborazione del Manuale di Qualità, anche sull'esperienza e sul proficuo contributo di tutti i soggetti coinvolti si è ritenuto di dovere elaborare preliminarmente un Libro Verde consistente in un questionario contenente quesiti rivolti a chiunque sia interessato alla gestione del servizio di mediazione: ciò al fine di ricavare spunti di riflessioni ed indicazioni quanto più possibile utili e complete.

La scelta di utilizzare lo strumento del Libro Verde, invero, trae origine dall'esperienza europea di formazione degli atti normativi di livello comunitario; lo stesso consiste, in generale, in un documento di riflessione su un tema specifico destinato a tutti coloro, sia soggetti pubblici che privati, che partecipano al processo di consultazione e di dibattito finalizzato alla redazione di un testo normativo.

Nella fattispecie, consiste in un documento in cui sono proposte diverse domande alla generalità indifferenziata di destinatari relative a profili di particolare interesse e necessarie per una maggiore comprensione dei diversi ambiti di volta in volta presi in considerazione strettamente legati alla finale predisposizione del Manuale di Qualità.
In tal modo, anche attraverso questa consultazione pubblica, si intende pervenire al risultato di avere piena conoscenza dei profili di concreta problematicità e di possibile soluzione quanto più ampi possibili, spesso difficilmente identificabili da questa amministrazione che, nello svolgimento della sua attività di vigilanza, potrebbe non essere pienamente a conoscenza di aspetti pratici di gestione che solo chi opera nel settore si trova giorno per giorno a dovere definire.
Il complesso degli elementi di risposta che perverranno contribuirà sicuramente ad una compiuta impostazione delle linee guida per una gestione del servizio di mediazione che sia pienamente e realmente inserita nei binari dell'obiettivo finale che si intende perseguire: quello della adeguata qualità del servizio reso.

4. I DESTINATARI

Il questionario del Libro Verde è rivolto, in termini generali, a tutti i soggetti i quali, per diverse ragioni, hanno comune l'interesse alla efficiente gestione del servizio di mediazione e, comunque, sono in grado di apportare un contributo tenuto conto della propria esperienza e conoscenza acquisita nel campo del servizio di mediazione.

In primo luogo, destinatari privilegiati sono tutti gli organismi, pubblici e privati, accreditati presso questo Ministero: il loro contributo, come detto, è essenziale nell'ottica di un necessario scambio informativo "autorità di vigilanza - organismi di mediazione" orientato verso una comune ottica di valutazione e di intervento in vista della piena e corretta funzionalità del servizio di mediazione.

Lo strumento, inoltre, è rivolto ai mediatori, formatori, giudici, esperti della materia che, a vario titolo, hanno una piena consapevolezza della dimensione nella quale si svolge il servizio di mediazione e sono in condizioni di offrire il proprio contributo personale che deriva dalla sperimentazione pratica della mediazione ovvero dall'esame tecnico giuridico della disciplina normativa di riferimento.

Destinatari, altresì, sono i soggetti che hanno avuto conoscenza diretta della mediazione per avervi partecipato quali parti del procedimento di mediazione: gli utenti, in definitiva, del servizio di mediazione, sia parti che difensori che esperti tecnici, tutti coloro, in definitiva, che hanno vissuto in prima persona l'"esperienza" della mediazione e che sono venuti a contatto con questo procedimento stragiudiziale ancora oggi, per diverse ragioni, non adeguatamente sperimentato e non pienamente conosciuto.

5. GLI OBIETTIVI DA PERSEGUIRE

Il tavolo di lavoro ha ritenuto, come premessa metodologica, di dovere procedere, prima di elaborare gli specifici quesiti su cui verte il questionario, ad un attento esame delle c.d. dimensioni della qualità del servizio di mediazione, cioè ad una chiara comprensione dei principi di fondo su cui deve fondarsi la determinazione in concreto degli standard di qualità del servizio.

Ci si è, in altri termini, posto il problema, a monte, di definire su quali principi occorre fondare il giudizio di qualità esigibile del servizio di mediazione: momento ritenuto del tutto preliminare, posto che solo alla luce dei risultati cui si perviene può, poi, porsi il successivo e connesso problema di definire, in concreto, quali standars debbono essere descritti e indicati per precisare quali siano le prestazioni afferenti il servizio di mediazione che occorre esigere dagli organismi di mediazione in termini quantitativi, qualitativi e temporali.

Ciò precisato, va detto che ai componenti del tavolo di lavoro è sembrato chiaro, in relazione alla questione della esatta individuazione degli obiettivi da perseguire, che l'ottica di riferimento non poteva non essere rivolta a quei principi di fondo configurati dal legislatore e che devono essere considerati al fine di procedere all'iscrizione dell'organismo nel registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, in quanto binari già tenuti presenti dal legislatore nella configurazione dell'assetto entro cui tali soggetti sono tenuti ad operare.

Sicchè, è sembrato indubbio che le dimensioni della qualità del servizio di mediazione cui fare riferimento attengono e devono essere inquadrate nei seguenti principi:

  • Professionalità: art.60, comma 3, lett.b) della legge 18 giugno 2009 n.69;
  • Indipendenza: art.60, comma 3, lett.b) della legge 18 giugno 2009 n.69;
  • Stabilità: art.60, comma 3, lett.b) della legge 18 giugno 2009 n.69;
  • Serietà: art.16, comma primo, del d. lgs. 28/2010;
  • Efficienza: art.16, comma primo, del d. lgs. 28/2010;
  • Riservatezza: art.16, comma primo, del d.lgs. 28/2010.

In sede di discussione e confronto del tavolo di lavoro si è, peraltro, avuto modo di osservare che una corretta determinazione, peraltro, dell'esatta estensione dei principi di cui sopra avrebbe dovuto necessariamente essere basata tenendo particolarmente di vista, in primo luogo, il destinatario del servizio di mediazione, cioè l'utente, colui che, in fin dei conti, viene ad essere in prima persona coinvolto concretamente nell'esplicazione e svolgimento del servizio di mediazione.

Si è, cioè, avuto chiara l'idea che la determinazione, all'interno di ciascuna delle suddette dimensioni della qualità del servizio di mediazione, delle specifiche e concrete indicazioni necessarie per la configurazione della qualità del servizio prestato avrebbe dovuto compiersi avendo come punto di riferimento l'obiettivo della tutela dell'interesse di chi richiede, come parte istante o come parte chiamata ovvero ancora come difensore o consulente dei medesimi, lo svolgimento del servizio di mediazione.
D'altro lato, si è dovuto, altresì, tenere conto del fatto che i principali interlocutori non potevano non essere gli stessiorganismi di mediazione, in quanto non solo soggetti che svolgono in concreto il servizio di mediazione ma al tempo stesso destinatari del potere di vigilanza esercitato dal responsabile della tenuta del registro degli organismi di mediazione.
Ciò posto, nella formulazione dei quesiti si è tenuto conto di tali criteri:

  1. necessario rispetto dei principi ricavabili dalla disciplina normativa sopra citata;
  2. necessaria tutela dell'interesse dell'utente, cioè dell'utilizzatore finale del servizio di mediazione;
  3. necessaria verifica della esigibilità di un dato standard di qualità da parte degli organismi di mediazione.

È stato, quindi, confrontandosi su questi tre paramenti che si è proceduto poi a individuare le specifiche domande facenti parte del questionario.

Preme peraltro evidenziare che non sono stati formulati quesiti relativi a requisiti che certamente devono sussistere affinché l'organismo di mediazione possa dirsi rientrare nell'ambito degli standard di qualità in quanto imposti dal legislatore: ad esempio, il legislatore ha già a monte configurato il requisito della capacità finanziaria dell'organismo (capitale minimo di ? 10.000) ovvero il possesso di una polizza assicurativa di importo non inferiore ad ? 500.000,00: in tali casi, infatti, della sussistenza di tali requisiti, già normativamente previsti, si terrà conto in sede di controllo ispettivo, essendo necessario, come si avrà modo di indicare al momento della stesura finale del Manuale di Qualità, che l'organismo di mediazione sia costantemente in possesso del requisito minimo del capitale ovvero di polizza assicurativa in corso di validità.
6. La consultazione riportata nell'allegato I

L'allegato I riporta l'elenco delle problematiche e questioni sottoposte a consultazione.
In particolare, tratta ciascuna delle seguenti questioni:

  1. Indicatori di qualità del servizio
  2. Professionalità ed efficienza degli organismi di mediazione
  3. Capacità organizzativa degli organismi di mediazione
  4. Stabilità serietà e indipendenza degli organismi di mediazione
  5. Requisiti dei mediatori

ALLEGATO I - DOMANDE PER LA CONSULTAZIONE

Il questionario di cui sotto è composto da un primo quadro di quesiti avente contenuto generale e da ulteriori quadri avente una più specifica destinazione. Nel rispondere al questionario sotto riportato, si auspica che le risposte sia motivate.

?Quesiti di ordine generale

I quesiti hanno contenuto generale ed hanno la funzione di rendere chiara la dimensione della qualità del servizio che gli organismi devono prestare.

Quesito 1: quali sono i parametri da verificare al fine di individuare il livello di qualità del servizio prestato da un organismo di mediazione?

Quesito 2: attraverso quali concreti parametri deve procedersi per valutare se il servizio prestato abbia adeguatamente tutelato la aspettative dell'utente?

Quesito 3: quali fattori sono fondamentali per la scelta di un organismo di mediazione?

Quesito 4: quali elementi dovrebbero essere inseriti nel questionario di valutazione finale che deve essere compilato dalle parti?

Quesito 5 (per gli organismi di mediazione): quali sono i principali problemi pratici e quali distorsioni applicative hai riscontrato nella gestione e nello svolgimento del servizio di mediazione?

Quesito 6 (per gli utenti): quali sono i principali problemi riscontrati nell'avere partecipato ad un procedimento di mediazione?

  • difficoltà ad accedere alle informazioni
  • difficoltà di conoscere il nominativo dei mediatori di ciascun organismo di mediazione e la loro specifica competenza
  • scarsa professionalità del mediatore
  • scarsa conoscenza del procedimento di mediazione
  • costi del servizio di mediazione ricevuto e modalità di pagamento
  • altro

?Quesiti relativi alla concreta verifica del principio della professionalità e dell'efficienza dell'organismo di mediazione

Il quadro comprende quesiti che pongono particolare attenzione al requisito della professionalità ed efficienza dell'organismo. Il legislatore non ha fornito una chiara definizione dei termini in esame, per cui si rende opportuna una loro esatta determinazione, in modo da modulare, successivamente, i diversi requisiti minimi ma necessari da ritenere in esso sussumibili. Si è partiti, nella elaborazione dei quesiti, da una richiesta generale che consenta di definire i contorni del principio in esame; successivamente, sono stati individuati specifici requisiti che possono certamente essere ricondotti entro l'ambito dei principi sopra richiamati.

Quesito 1: in cosa concretamente consiste il principio della professionalità e di efficienza degli organismi di mediazione?

Quesito 2: quali requisiti ritieni debba possedere il personale di segreteria dell'organismo di mediazione? Come deve essere organizzato il personale adibito ai vari compiti di gestione del servizio di mediazione?

Quesito 3: quali competenze ritieni debba possedere il responsabile dell'organismo di mediazione?

Quesito 4: quali caratteristiche ritieni debbano possedere i locali dell'organismo di mediazione rivolti all'utenza nonché quelli dove hanno luogo gli incontri di mediazione ai fini della valutazione della idoneità dei locali destinati alla ricezione del pubblico nonché allo svolgimento delle attività di mediazione?

Quesito 5: quali attrezzature, dotazioni tecniche e strumentali ritieni debbano necessariamente essere a disposizione dell'organismo di mediazione per la gestione del servizio di mediazione?

Quesito 6: quali informazioni ritieni che l'organismo di mediazione sia tenuto a fornire all'utente nella fase precedente all'avvio del procedimento di mediazione, durante il procedimento e dopo la chiusura del medesimo?

?Quesiti relative alla capacità organizzativa dell'organismo di mediazione

Il quadro comprende quesiti che riguardano la verifica della capacità organizzativa dell'organismo di mediazione. Pur essendo, tale profilo, certamente riconducibile al più generale principio dell'efficienza, si è ritenuto di dovere farne comunque una trattazione a parte, posto la particolare rilevanza che esso assume nella visione complessiva della qualità del servizio di mediazione prestata. Oltre alla richiesta di indicazione circa l'esatta interpretazione del principio in esame, si è ritenuto di passare in dettaglio specifici profili sui quali sembra necessario porre particolare attenzione. Si è ritenuto, in particolare, di dovere compiere una considerazione di dettaglio circa i diversi e vari adempimenti che ciascun organismo di mediazione dovrebbe compiutamente compiere nonché, soprattutto, la indicazione dell'organizzazione interna e gestionale.
In particolare, sono stati posti in rilievo le modalità di concreta gestione delle diverse fasi del procedimento di mediazione, l'attività di documentazione e di registrazione interna e così via.

Quesito 1: quali registri interni è necessario, o anche solo opportuno, che l'organismo predisponga per la gestione del servizio di mediazione?

Quesito 2: quali modalità concrete di registrazione è necessario che l'organismo di mediazione predisponga per la compiuta indicazione delle diverse fasi operative del procedimento di mediazione, in particolare rispetto a:

  • Determinazione certa, in ordine di tempo, della data di presentazione della domanda;
  • Calendarizzazione del procedimento di mediazione;

Quesito 3: quali modalità di documentazione e di archiviazione degli atti della procedura devono essere osservati dall'organismo di mediazione?

Quesito 4: quali modalità di comunicazione devono essere seguite dall'organismo di mediazione per la verifica della regolarità del servizio prestato?

Quesito 5: quale deve essere il contenuto della lettera di comunicazione che l'organismo di mediazione è tenuto a compiere a seguito della presentazione della domanda di mediazione?

?Quesiti concernenti la stabilità, serietà, riservatezza ed indipendenza dell'organismo di mediazione

Ai fini della verifica della stabilità dell'organismo di mediazione si è ritenuto di dovere puntare l'attenzione, in primo luogo, alle sedi ed all'organismo non autonomo. La questione principale riguarda l'attività che può essere compiuta nelle sedi principali e distaccate.
La serietà dell'organismo di mediazione costituisce, altresì un concetto ampio che merita una sua specifica e compiuta definizione; in sede di formulazione del questionario, si è ritenuto di dovere porre particolare attenzione ad alcuni profili che certamente sono riconducibili ad una serie gestione del servizio di mediazione, in particolare: trasparenza amministrativa e trasparenza contabile ed applicazione dell'indennità di mediazione. Ulteriore riferimento è stato fatto al principio di indipendenza dell'organismo di mediazione, richiedendo di evidenziare eventuali preclusioni nonché le misure idonee ai fini dell'adeguato e puntuale controllo.

Quesito 1: quali parametri ritieni debbano essere presi in considerazione, oltre al numero minimo di dieci procedure di mediazione da svolgere in un biennio, al fine di valutare il rispetto del requisito della stabilità dell'organismo di mediazione?

Quesito 2: quale attività dovrebbe essere consentita nelle sedi, principali e distaccate, dell'organismo di mediazione?

Quesito 3: in che termini deve essere configurato il rapporto giuridico ed economico tra l'organismo di mediazione e l'ente di cui eventualmente costituisce articolazione interna?

Quesito 4: quali requisiti ritieni di dovere identificare per la valutazione della serietà degli organismi di mediazione?

Quesito 5: quali requisiti ritieni di dovere identificare al fine del rispetto della trasparenza amministrativa e contabile dell'organismo di mediazione?

Quesito 6: in quali aree ritieni indispensabile vi debba essere trasparenza oltre a quelle indicate?

Quesito 7: attraverso quali indicatori ritieni possa concretamente pervenirsi al rispetto del principio di indipendenza dell'organismo di mediazione? Quali procedimenti di mediazione dovrebbero essere preclusi all'organismo di mediazione di espletare in considerazione del principio di indipendenza?

Quesito 8: quali misure ritieni debbano essere adottate affinché possa verificarsi il rispetto da parte dell'organismo di mediazione del principio di indipendenza?

Quesito 9: quale distorsione o problematica applicativa hai rilevato nell'applicazione della disciplina in materia di indennità per il servizio di mediazione svolto?

Quesito 10: quale ritieni debba essere il corretto criterio da seguire per la determinazione del valore della lite, soprattutto in caso di divergenza delle parti, nonché per la individuazione di un unico centro di interesse?

?Quesiti concernenti i mediatori

Il quadro finale ha specifico riguardo ai mediatori.
Sono posti in particolare considerazione la verifica del rapporto tra organismo di mediazione e numero dei mediatori (anche questo, per la verità, costituendo profilo inerente alla professionalità e serietà dell'organismo di mediazione), le modalità di assegnazione degli affari di mediazione tra i diversi mediatori, le modalità di selezione, i controlli che ciascun organismo di mediazione è tenuto a compiere al fine della verifica del rispetto da parte di tutti i propri mediatori del rispetto dei diversi obblighi (formativi e di informazione) gravanti, i criteri per la valutazione del rispetto del principio di neutralità del mediatore.

Quesito 1: quali sono i parametri che dovrebbero essere considerati per valutare la qualità della prestazione svolta dai mediatori?

Quesito 2: ritieni che si possano individuare dei criteri (numero dipendenti, numero di locali a disposizione ecc) per stabilire un rapporto tra capacità strutturale dell'organismo di mediazione e numero massimo di mediatori che possono essere inserito nell'elenco del medesimo organismo? Se si, quali?

Quesito 3: come deve essere adeguatamente compiuta l'assegnazione dell'affare di mediazione ai mediatori inseriti presso l'elenco di un organismo di mediazione?

Quesito 4: quale specifico obbligo di controllo deve essere configurato a carico degli organismi di mediazione nei confronti dei propri mediatori e, di conseguenza, quali segnalazioni devono eventualmente essere compiute all'autorità di vigilanza?

Quesito 5: attraverso quali parametri ritieni possa concretamente garantirsi il rispetto dei principi di neutralità, indipendenza ed imparzialità del mediatore?

Quesito 6: quali misure ritieni debbano essere adottate per potere verificare il rispetto da parte del mediatore del principio di riservatezza e neutralità?

Quesito 7: secondo quali criteri l'organismo di mediazione dovrebbe procedere alla selezione dei mediatori da inserire nei propri elenchi?

Quesito 8: in che misura ritieni che la previsione del tirocinio possa contribuire a migliorare la qualità della formazione del mediatore e della sua prestazione? Come ritieni debba essere organizzato?

 

Fonte: www.giustizia.it


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Di admin (del 20/12/2012 @ 18:22:55, in Articoli, linkato 1486 volte)

Legge (Copyright immagine dynamix) SPUNTI SULLA RESPONSABILITA' DA DISSERVIZI DA RITARDO E/O MANCATO RECAPITO POSTALE

avv. Giorgio Vanacore

giorgiovanacoreavv@libero.it



A)
Il tema della responsabilità degli operatori postali incontra, dapprima, la pacificità della giurisprudenza attuale in materia di responsabilità da disservizi postali, che, a partire dalla note sentenze della Corte Costituzionale n. 254/2002 e dalla recente 11.2.2011 n. 46, ha definitivamente superato quell'aura di «irresponsabilita'», che permeava il regime legislativo previgente, allo stato definitivamente superato, pervenendo a significative affermazioni di responsabilità in capo agli addetti al recapito per ritardi e/o omissioni nel recapito della corrispondenza:

- Cass., 11-8-2004, n. 15559: «a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 6, d.P.R. n. 156 del 1973 (sentenza n. 254 del 2002 della Corte costituzionale), nella parte in cui disponeva che l'Amministrazione ed i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il mancato recapito di telegramma, la Poste italiane SpA, qualora non provi che l'inadempimento sia stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa ad essa non imputabile, è tenuta al risarcimento del danno prevedibile derivante dal mancato recapito del telegramma, non costituendo peraltro l'imprevedibilità del danno un limite all'esistenza del medesimo, ma soltanto alla misura del suo ammontare; l'imprevedibilità del danno conseguente dall'inadempimento colpevole del debitore non costituisce un limite all'esistenza del danno stesso, ma soltanto alla misura del suo ammontare e, quindi, determina la limitazione del danno risarcibile a quello prevedibile non da parte dello specifico debitore, bensì avendo riguardo alla prevedibilità astratta inerente ad una data categoria di rapporti, secondo le ordinarie regole di comportamento dei soggetti economici, e cioè secondo un criterio di normalità in presenza delle circostanze di fatto conosciute»;

- Giud. pace Foggia,30.10.2011 : «Il gestore del servizio postale è pienamente responsabile per il mancato recapito di corrispondenza anche se ordinaria, non assicurata, o raccomandata, a meno che lo stesso non provi che l'inadempimento sia stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa ad esso non imputabile, ed è, pertanto, tenuto al risarcimento del danno prevedibile derivato dal mancato recapito»;

- Giud. pace Catanzaro, sentenza 22.4.2009: «Va riconosciuta la responsabilità di Poste italiane s.p.a., per la mancata consegna di un plico, giusto essendo condannare la convenuta al risarcimento "della somma pari al valore della causa che si sarebbe dovuta instaurare se il plico fosse regolarmente recapitato; ciò alla stregua di oramai consolidata giurisprudenza e di ordinario rapporto contrattuale tra cittadino e Poste Italiane s.p.a., che consentono di affermare la responsabilità del vettore postale, con condanna di esso a risarcire il danno patito per la mancata consegna»

A sostegno della tesi, la sentenza da ultimo citata ha riconosciuto:

i) la piena legittimazione attiva di parte attrice; ii) la competenza del foro del consumatore; iii) la bontà della tesi della citata Cass. Civ. n. 15559/2004, pienamente invocabile nel caso della responsabilità del vettore postale; iv) l'esclusione della ricomprensione del mancato recapito ad impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, definitivamente statuendo che:...

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Conciliazione nelle controversie civili e commerciali (Copyright foto olly - Fotolia.com) Iusreporter.it pubblica il comunicato stampa del Comitato ADR & Mediazione:

« La chiusura di 950 organismi di mediazione , 1600 posti di lavoro a rischio, e una perdita che in difetto si stima in 20 milioni di euro. Questi sono i numeri relativi all'enorme danno che il vizio formale per eccesso di delega del decreto legislativo 28/2010, dichiarato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale, potrebbe produrre se il governo non interverrà tempestivamente con un provvedimento salva mediazione. Il giovanissimo istituto giuridico della mediazione, introdotto in Italia con la legge delegata, poi risultata viziata, ha funzionato e lo dicono i numeri.

Basti analizzare i dati statistici pubblicati sul sito ufficiale del ministero della Giustizia. Quasi il 50% dei procedimenti conciliativi svolti con l'assistenza del mediatore quale terzo neutrale, si è chiuso con un accordo e non è andato in tribunale. La mediazione facoltativa, invece, non ha ottenuto gli stessi risultati, poiché pochissimi vi hanno fatto ricorso e così sarà anche per il futuro.

Tutto questo non può essere ignorato dal Ministero della Giustizia in questi tempi difficilissimi per il nostro Paese. Si è dimostrato che un apparato della giustizia che non funziona determina grosse perdite in termini di sviluppo e crescita per qualsiasi paese industrializzato.

La mediazione ha dimostrato nel brevissimo tempo durante il quale è stata in vigore, benché osteggiata da parte dell'avvocatura che l'ha boicottata in maniera espressa, che può rappresentare un validissimo strumento per "educare" il cittadino italiano a risolvere le liti in cui si trova coinvolto in contesti alternativi alla giustizia togata.

Tali considerazioni non sono il frutto di luoghi comuni, ma scaturiscono da dati concreti rappresentati sia dal noto e drammatico arretrato giudiziario che dalla classifica, stilata dalla Banca Mondiale della "Doing Business", che alla voce "enforcing Contracts"ci vede al 160° posto su 183 paesi. Ricordiamo che questa classifica indica l'efficienza dei sistemi giudiziari di 183 Paesi nel mondo.

La mediazione ed i sistemi adr sono un valido supporto per la Giustizia ordinaria e non è casuale che nei paesi dove esiste una Giustizia efficiente vi è un altrettanto valido sistema di risoluzione alternativa delle dispute (mediazione in testa) .

Oggi, l'obbligatorietà della mediazione appare dunque come un "male necessario" al fine della diffusione della cultura della conciliazione. Tale condizione di procedibilità, probabilmente un giorno potrebbe non essere più necessaria una volta che l'istituto sia entrato nella cultura degli operatori del diritto, ma ora è indispensabile.

Sono queste le ragioni che inducono il Comitato ADR & Mediazione a chiedere a gran voce al Governo e al Ministro della Giustizia, di intervenire in questa fase finale del loro mandato per salvare una riforma epocale per la giustizia italiana. Diversamente, quel piccolo passo fatto in avanti, verrebbe annullato riportando la giustizia civile del nostro Paese di molti passi indietro.

Per queste motivazioni qualora il Guardasigilli non proponga al Parlamento tempestivamente un provvedimento teso al ripristino della condizione di procedibilità per le materie previste dall'art. 5 del d.lgs. 28/2010 ante sentenza n. 272 del 2012 della Corte Costituzionale, moltissimi organismi di mediazione saranno costretti a preparare delle azioni giudiziarie contro lo Stato Italiano per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi in virtù di una legge viziata ab origine da un eccesso di delega che vedrà quali attori processuali ogni singolo mediatore, ente di mediazione, formatore ed enti di formazione.

Questo sarà solo il primo atto di una serie di azioni che interesseranno anche la Corte europea dei diritti dell'uomo e le Autorità europee volte ad ottenere una condanna dello Stato Italiano per violazione dei solenni principi espressi dal Consiglio d'Europa e dall'Unione europea.

ROMA, 10 DICEMBRE 2012

COMITATO ADR & MEDIAZIONE

Il Comitato Nazionale "ADR e Mediazione" si prefigge la finalità di promozione e salvaguardia della mediazione civile e commerciale in Italia. Esso è composto da professionisti della mediazione e sistemi ADR di comprovata esperienza, capacità e profonda conoscenza dell'istituto i quali considerano quest'ultimo, unitamente al sistema ADR, uno strumento indispensabile per la crescita della competitività e della produttività del Paese e per risollevare le sorti della Giustizia italiana ritenendo oggettivamente acclarata la circostanza che in tutti i paesi al mondo dove vi è una Giustizia efficiente, esiste altresì un valido sistema ADR ».

 

 



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Di admin (del 10/12/2012 @ 09:37:37, in Leggi, linkato 1214 volte)

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DECRETO 15 ottobre 2012 , n. 209

Regolamento recante: «Regole tecniche  per  l'adozione  nel  processo
civile e penale delle tecnologie dell'informazione e comunicazione  -
modifiche al decreto ministeriale 21 febbraio 2011, n. 44»

(GU 284 del 05/12/2012)

 
 
 
                     IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA 
 
 
                           di concerto con 
 
 
             IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 
                        E LA SEMPLIFICAZIONE 
 
 
  Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto l'articolo 4 del decreto-legge  29  dicembre  2009,  n.  193,
recante «Interventi urgenti in materia di funzionalita'  del  sistema
giudiziario», convertito in legge, con modificazioni, dalla legge  22
febbraio 2010, n. 24; 
  Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,  recante  «Codice
dell'amministrazione digitale» e successive modificazioni; 
  Visto il decreto  legislativo  30  giugno  2003,  n.  196,  recante
«Codice in materia di protezione dei  dati  personali»  e  successive
modificazioni; 
  Visti gli articoli 16 e 16-bis del decreto-legge 29 novembre  2008,
n. 185, recante «Misure urgenti per il sostegno a  famiglie,  lavoro,
occupazione e impresa e per ridisegnare  in  funzione  anti-crisi  il
quadro strategico nazionale», convertito in legge, con modificazioni,
dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2; 
  Visto l'articolo 25 della legge 12 novembre 2011, n. 183; 
  Visto il decreto del Ministro della giustizia 21 febbraio 2011,  n.
44, recante  il  «Regolamento  concernente  le  regole  tecniche  per
l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, in attuazione  dei  principi
previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  e  successive
modificazioni,  ai  sensi  dell'articolo  4,  commi  1   e   2,   del
decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193,  convertito  nella  legge  22
febbraio 2010, n. 24»; 
  Rilevata la necessita' di modificare il predetto  regolamento,  per
adeguarlo alle sopravvenute modifiche legislative in tema di notifica
a mezzo della posta elettronica certificata; 
  Acquisito il parere espresso in data 29 dicembre 2011  dal  Garante
per la protezione dei dati personali; 
  Acquisito il parere espresso in data 21 dicembre 2011 da DigitPA; 
  Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 26 luglio 2012; 
  Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri  in
data 28 settembre 2012; 
 
                               Adotta 
                      il seguente regolamento: 
 
                               Art. 1 
 
 
                Modifiche all'articolo 13 del decreto 
        del Ministro della giustizia 21 febbraio 2011, n. 44 
 
  1. All'articolo  13,  comma  4,  del  decreto  del  Ministro  della
giustizia 21  febbraio  2011,  n.  44,  sono  apportate  le  seguenti
modifiche: 
  a) il primo periodo e' soppresso; 
  b) al secondo periodo, le parole: «Fuori del caso  di  rifiuto  per
omessa sottoscrizione,» sono soppresse; 
  c) al secondo periodo, le parole: «dal codice di procedura  civile»
sono   sostituite   dalle   seguenti:   «dalla   vigente    normativa
processuale». 
... 

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Conciliazione nelle controversie civili e commerciali (Copyright foto olly - Fotolia.com) SENTENZA N. 272

ANNO 2012

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Alfonso QUARANTA; Giudici : Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 5, comma 1, primo, secondo e terzo periodo, e 16, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali), dell'articolo 2653, primo comma, numero 1), del codice civile, dell'articolo 16 del decreto ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180, come modificato dal decreto ministeriale 6 luglio 2011, n. 145 (Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché l'approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28), promossi dal Giudice di pace di Parma con ordinanza del 1° agosto 2011, dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con ordinanza del 12 aprile 2011, dal Giudice di pace di Catanzaro con due ordinanze del 1° settembre e del 3 novembre 2011, dal Giudice di pace di Recco con ordinanza del 5 dicembre 2011, dal Giudice di pace di Salerno con ordinanza del 19 novembre 2011, dal Tribunale di Torino con ordinanza del 24 gennaio 2012 e dal Tribunale di Genova con ordinanza del 18 novembre 2011, rispettivamente iscritte ai nn. 254 e 268 del registro ordinanze 2011 ed ai nn. 2, 19, 33, 51, 99 e 108 del registro ordinanze 2012 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 51 e 54, prima serie speciale, dell'anno 2011 e nn. 5, 8, 11, 15, 22 e 23, prima serie speciale, dell'anno 2012.

Visti gli atti di costituzione dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura - OUA ed altri, della «Associazione degli Avvocati Romani» ed altra, del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Firenze, dell'AIAF, Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori, dell'Unione Nazionale delle Camere Civili, dell'Organismo di mediazione ADR Center s.p.a., nonché gli atti di intervento della Associazione nazionale mediatori e conciliatori, della Società italiana conciliazione mediazione e arbitrato s.r.l. (SIC&A), del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, di Assomediazione - Associazione italiana organismi privati di mediazione e di formazione per la mediazione, di Unioncamere - Unione Italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ed altri, del Consiglio Nazionale Forense, della ADR Accorditalia s.r.l. e del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell'udienza pubblica del 23 ottobre 2012 e nella camera di consiglio del 24 ottobre 2012 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo;

uditi gli avvocati Marilisa D'Amico e Lotario Dittrich per il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Milano, Maria Cristina Stravaganti per la Società italiana conciliazione mediazione e arbitrato s.r.l. (SIC&A), Francesco Franzese per l'Assomediazione - Associazione italiana. organismi privati di mediazione e di formazione per la mediazione, Beniamino Caravita di Toritto per la Unioncamere - Unione Italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ed altri, Massimo Luciani per il Consiglio Nazionale Forense, Giorgio Orsoni per l'Organismo Unitario dell'Avvocatura - OUA ed altri e per il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Firenze, Giuliano Scarselli per l'AIAF - Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori, Giampiero Amorelli per «l'Associazione degli Avvocati Romani» ed altra, Antonio De Notaristefani Di Vastogirardi per l'Unione Nazionale delle Camere civili, Rodolfo Cicchetti per l'Organismo di mediazione ADR Center s.p.a. e l'avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto...

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Conciliazione nelle controversie civili e commerciali (Copyright foto olly - Fotolia.com) Circolare 12 novembre 2012 - Pronuncia della Corte costituzionale sulla illegittimità costituzionale della obbligatorietà della mediazione di cui al d.lgs. n. 28/2010. Prime indicazioni

12 novembre 2012

Dipartimento per gli Affari di Giustizia
Direzione generale della giustizia civile

Con il comunicato del 24 ottobre 2012 l'ufficio stampa della Corte costituzionale ha reso noto che è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs.4 marzo 2010 n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione.

Preme precisare che chiare e puntuali indicazioni circa le ricadute degli effetti della suddetta pronuncia nell'ambito riconducibile ai compiti di vigilanza di questa direzione generale non potranno non essere date che a seguito della lettura della motivazione.
La ricezione, peraltro, del comunicato di cui sopra induce sin da ora a precisare che ai sensi dell'art.136 della Costituzione e dell'art. 30 della legge 11 marzo 1953 n. 87, gli effetti della deliberazione di accoglimento decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione del dispositivo della decisione.

Due specifiche indicazioni, peraltro, possono allo stato essere date in questo contesto:

gli interessati alla iscrizione di un nuovo organismo di mediazione nel registro degli organismi tenuto da questa direzione generale, dovranno tenere presenti i futuri effetti che la suddetta pronuncia potrebbe produrre sulle previsioni del d.m.180/2010 che verranno ad essere direttamente interessate, e segnatamente:

art.7 , comma 5 lett.d);
art.16, comma 4 lett. d);
art. 16, comma 9, ultimo periodo.

per i procedimenti di mediazione obbligatoria già attivati nonché per le eventuali nuove istanze rientranti comunque nell'ambito della previsione di cui all'art.5 del d.lgs. 28/2010 che dovessero essere presentate prima della pubblicazione della decisione della Corte, l'organismo di mediazione è tenuto ad uno specifico obbligo di informazione della parte istante (nonché della parte eventualmente comparsa) del venire meno, dal momento della pubblicazione della decisione della Corte costituzionale sulla Gazzetta ufficiale, dell'obbligatorietà del tentativo di mediazione.

Roma, 12 novembre 2012

Il direttore generale
Maria Teresa Saragnano

 

Fonte: www.giustizia.it

 

 


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« Lettera aperta al Prof. Avv.
Paola Severino Di Benedetto
Ministro della giustizia
Via Arenula, 70
00186 ROMA
Roma, 31 ottobre 2012

Illustre Professoressa Severino,

il comunicato stampa della Corte Costituzionale che annuncia l'eccesso di delega del D.lgs 28/2010, in relazione al tentativo obbligatorio di conciliazione in alcune materie del contenzioso civile, ha generato sui fronti opposti allarmismo ("la fine della mediazione") ed entusiasmo ("la fine della privatizzazione della giustizia") ingiustificati, che ostacolano gli sforzi di tutte le persone - Lei in testa - impegnate a risolvere i gravi e risalenti problemi della giustizia nel nostro Paese, e non aiutano a trovare una soluzione.

Sino alla lettura delle motivazioni della sentenza, nessuno può dire con certezza se la Consulta sia entrata nel merito delle questioni sollevate ovvero, ritenendo l'eccesso di delega "assorbente", le abbia lasciate irrisolte. Se però, come pare dal testo del comunicato, la Corte Costituzionale ha riscontrato unicamente un vizio di forma, senza censurare gli aspetti sostanziali della normativa, si pone l'esigenza di un pronto intervento correttivo di quel difetto formale. Diversamente, si rischia di disperdere prematuramente quel patrimonio di conoscenze, di esperienze, di strutture sul territorio e soprattutto di risultati concreti che il "movimento ADR" rappresenta oggi in Italia. Con l'ulteriore e paradossale conseguenza, visto anche l'incerto quadro giuridico attuale, che la vicenda della mediazione finisca addirittura per complicare, invece che contribuire a risolvere, i problemi della nostra giustizia civile.
All'attenzione Sua e dell'opinione pubblica vorremmo allora offrire le seguenti considerazioni:

  1. la mediazione alimenta valori collettivi (dialogici, relazionali e di auto-determinazione nei conflitti) fondamentali per lo sviluppo armonico della società;
  2. la mediazione richiede a tutti un radicale, e non facile, cambio di mentalità e atteggiamenti;
  3. dal 1993 al 2011, la legislazione in materia di mediazione volontaria ha prodotto risultati culturalmente apprezzabili, ma numericamente molto al di sotto delle aspettative, e comunque dei bisogni;
  4. dal 21 marzo 2011, quando il tentativo di conciliazione è divenuto condizione di procedibilità, in taluni casi, il numero delle mediazioni e degli accordi mediati è cresciuto esponenzialmente;
  5. il 77% delle mediazioni avviate da marzo 2011 a oggi sono frutto della condizione di procedibilità (e la parte restante è di gran lunga superiore al totale delle mediazioni volontarie prima di quella data, a riprova di un positivo "effetto traino" del tentativo obbligatorio);
  6. la mediazione è un impegno assunto in sede comunitaria, e il modello italiano ha già riscosso importanti consensi a livello internazionale; in particolare:
    1. nella lettera di chiarimenti all'Unione europea dell'allora Ministro Tremonti, tra le misure adottate e da adottare per migliorare la giustizia civile si menziona non solo il Dlgs. 28/2010, ma addirittura la necessità di estendere il meccanismo della condizione di procedibilità (rispettivamente, pag. 32, e pag. 34, punto 6) della lettera);
    2. il Parlamento europeo, con la Risoluzione del 13 settembre 2011 (punti 8-10), ha indicato espressamente nel Dlgs. 28/2010 un modello efficace di mediazione, e con l'interrogazione alla Commissione del 12 ottobre 2012 ha chiesto conto di quelle legislazioni che non generano mediazioni in numero sufficiente, rendendo di fatto inattuato l'articolo 1 della Direttiva 2008/52/CE;
    3. Nils Muiznieks, Commissario ai diritti umani presso il Consiglio d'Europa, ha riconosciuto l'importanza in Italia del meccanismo del tentativo obbligatorio di conciliazione, in talune materie;
  7. la mediazione puramente volontaria non ha generato risultati apprezzabili in alcun paese al mondo; da qui l'universale e immediata richiesta, dopo l'annuncio della decisione della Consulta, di maggiori incentivi che però, specie di questi tempi, sono difficilmente ipotizzabili;
  8. il ruolo dell'avvocato nella mediazione deve essere valorizzato, poiché la presenza del difensore consente alla parte di prendere più consapevolmente decisioni che possono avere effetti sull'eventuale giudizio successivo.

In aggiunta a quanto sopra, come Lei stessa notava all'indomani del comunicato della Consulta, le riforme richiedono tempo per produrre risultati, ma la "riforma" della mediazione, come la definisce la Legge delega, nr. 69/2009, ha già portato esiti positivi, che meritano d'essere chiariti, resi noti, preservati e ulteriormente migliorati. In particolare:

  1. l'attuale tasso di successo nazionale della mediazione, pari al 50% (circa 24 mila accordi raggiunti su 48 mila procedure in cui le parti si sono sedute al tavolo con il mediatore), genera risparmi di tempo straordinari alla collettività: ogni singola mediazione di successo (durata media 50 giorni), evitando un processo che nel solo primo grado dura mediamente 1.000 giorni, porta infatti a un risparmio di 950 giorni, mentre la singola mediazione fallita un aggravio di soli 50 giorni;
  2. in termini di costi, un recente studio di Unioncamere indica in oltre 480 milioni i risparmi ascrivibili alla mediazione nel solo periodo settembre 2011-2012;
  3. il numero degli accordi mediati, e il relativo il tasso di successo della mediazione, non può essere confuso con il numero totale delle procedure avviate, che include quelle - e sono purtroppo tantissime - in cui la parte convocata non si presenta neppure (trovare un accordo mediato senza andare dal mediatore è come pretendere di farsi curare dal medico senza permettergli di visitarci);
  4. con l'aumento - opportunamente stimolato - del tasso di adesione alla mediazione, i benefici per la collettività crescerebbero più che proporzionalmente.

La politica ha il dovere di esigere dai cittadini comportamenti socialmente utili (indossare la cintura di sicurezza in macchina e il casco in moto, avere un'assicurazione RC auto, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, e così di seguito) che, per quanto anche individualmente vantaggiosi, non vengono tenuti spontaneamente, né risultano ottenibili con incentivi più blandi. Nel caso della risoluzione delle controversie civili, è inoltre assai significativo che anche chi ha da sempre apprezzato la mediazione come metodo di componimento delle liti fondato interamente sulla volontarietà, di recente, riconosca che il meccanismo del tentativo obbligatorio, in taluni ambiti, sia indispensabile per avviare un ambizioso percorso di crescita culturale di tutti gli operatori della giustizia.

Per questi motivi, promotori e aderenti a questa iniziativa Le chiedono di valutare l'opportunità di un intervento legislativo che reintroduca tempestivamente il meccanismo della condizione di procedibilità, valorizzando il ruolo dell'avvocato e su base sperimentale, al fine di valutare approfonditamente sul campo, con la serenità e il tempo necessari, l'effettivo potenziale della mediazione delle liti civili e commerciali in Italia.

Con i migliori saluti e auguri di buon lavoro,

i promotori,

ADR Center (1)*

Concilia (8)

Resolutia (12)

ILA (21)

*(il numero tra parentesi accanto al nome dell'organismo indica quello di registrazione presso il Registro ministeriale degli organismi deputati a gestire tentativi di conciliazione in base al DM 180/2010 e successive modifiche). »


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Leggi, sentenze, articoli (Copyright foto James Steidl - Fotolia.com) La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione

 

Fonte: www.cortecostituzionale.it

 

 

 

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Leggi, sentenze, articoli (Copyright foto James Steidl - Fotolia.com) LA RESPONSABILITA' INFERMIERISTICA IN UN RECENTE ARRESTO PENALE DELLA S.C.


GIORGIO VANACORE

AVVOCATO IN NAPOLI

giorgiovanacoreavv@libero.it



CASSAZIONE PENALE, SEZ. IV, 20 GIUGNO 2011 N. 24573

Morte del paziente in ospedale a seguito di sinistro stradale - Non luogo a procedere in sede di udienza preliminare nei confronti di personale medico e paramedico - Assenza di posizione di garanzia in capo al personale paramedico - Manifesta illogicità della sentenza

Rientra nel proprium (non solo del sanitario, ma anche) dell'infermiere quello di controllare il decorso della convalescenza del paziente ricoverato in reparto, sì da poter porre le condizioni, in caso di dubbio, per un tempestivo intervento del medico, esplicando tale soggetto un compito cautelare essenziale nella salvaguardia della salute del paziente - in quanto onerato di vigilare sul decorso post-operatorio, proprio ai fini di consentire l'intervento del medico -. In punto di responsabilità infermieristica, non è, pertanto, in discussione una comparazione tra gli spazi valutativi e decisionali del paramedico rispetto al medico, ma solo l'obbligo per il primo, anche solo in caso di dubbio ragionevole (nella specie, fondabile non foss'altro che per le reiterate indicazioni dei parenti), di chiamare ad intervenire il secondo - quando di turno -, cui compete la decisione ultima. ...

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Leggi, sentenze, articoli (Copyright foto James Steidl - Fotolia.com) NOTA DI COMMENTO A TRIB. TORRE ANNUNZIATA, SENTENZA 19 GIUGNO 2009, IN MATERIA DI VENDITA DI BENI DI CONSUMO: ESAME DEL TITOLO III, CAPO I DEL CODICE DEL CONSUMO

Trib. Torre Annunziata, 19 giugno 2009- Giudice Vernaglia Lombardi - X c. Y s.r.l.

Proposta dall'acquirente di un'automobile presso una concessionaria un'azione basata sull'art. 129 cod. cons. per difetto di conformità - nella specie, reflusso di gas di combustione nell'abitacolo -, che dà vita ad una controversia di cognizione del giudice del luogo di residenza o domicilio del consumatore, deve rigettarsi la relativa domanda se il consumatore si sia limitato ad inviare diffide ad un anno dall'acquisto non precisanti la data della scoperta del vizio, sì da rendere impossibile la ricostruzione della distanza temporale tra la denuncia e la scoperta del vizio e, di conseguenza, la valutazione della tempestività della denuncia medesima ai fini della decadenza ex art. 132, comma 2º, cod. cons. ...

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