PEC, un’anomalia solo italiana? - Office World
Adesso la PEC è obbligatoria.
Anzi, per essere precisi, lo è già da qualche mese, e precisamente dal 30 gennaio di quest'anno, il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge n.2, il noto decreto anti-crisi. All'articolo 16 (commi 6, 7 e 8) del decreto di conversione, infatti, si legge che le imprese costituite in forma societaria, i liberi professionisti e le pubbliche amministrazioni, hanno l'obbligo di dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata.
Ma non si legge solo questo. Nel decreto di conversione c'è scritto anche che questi soggetti possono optare per un "...analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse...".C'è quindi un'alternativa. Si possono scegliere altri sistemi per certificare le mail. E non solo la PEC. Ergo, non è la PEC ad essere obbligatoria, ma la "certificazione delle mail". A questo punto mi chiedo: come mai è stata prevista questa alternativa? E soprattutto, come mai quest'ultima frase è stata aggiunta solo in fase di conversione del decreto? Per spiegarlo, facciamo un passo indietro: alla fine dello scorso anno, quando in fase di lavorazione, il decreto legge anti-crisi (185/2008) sembrava dovesse sancire l'obbligatorietà dell'adozione di una casella PEC per professionisti, imprese e PA. È in questo periodo che sono sorte le prime polemiche, soprattutto da parte di numerose associazioni ed esperti che non vedono di buon occhio l'intero sistema PEC, privilegiando altri metodi di certificazione, come i certificati S/MIME (molto più diffusi e utilizzati nel resto d'Europa). In questa fase, uno dei più attivi sostenitori dei certificati S/MIME è senza dubbio l'associazione Cittadini di Internet, che si è fatta anche promotrice di una denuncia presentata alla UE...
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A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti




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